29 settembre 1944:la strage di Monte Sole

Il 29 settembre 1945 ebbe inizio la serie di stragi note come “Strage di Monte Sole” o, spesso più di frequente, come “Strage di Marzabotto“.

In realtà le stragi, che si conclusero il 5 ottobre furono perpetrate in diversi centri abitati dell’Appennino bolognese, posti sulle pendici del Monte Sole: Marzabotto, Grizzana Morandi e Monzuno.

Responsabili dell’efferata strage furono i soldati dell’esercito tedesco, delle SS e fascisti repubblichini, più che altro impegnati come delatori, spie ma anche partecipanti direttamente alle stragi.

La strage di Monte Sole fu la più pesante in termini di perdite di cittadini inermi, e seguì quelle di Sant’Anna di Stazzema e di Vinca, in una lunga striscia di sangue che seguì la fuga verso nord dei soldati tedeschi. Ad essi era stato dato l’ordine da parte del feldmaresciallo Kesserling di fare “terra bruciata” nelle zone ove combattevano le formazioni partigiane.

Incaricato di ciò fu il maggiore Reder, comandante del 16° battaglione Panzer Aufklärung Abteilung della 16° Panzer Granadier Division “Reichs Führer SS”, uno dei peggiori criminali di guerra del teatro italiano.

Il 29 settembre le truppe naziste si avvicinarono alla frazione di Casaglia di Marzabotto. Gli abitanti, in maggior parte anziani, donne e bambini si radurarono in preghiera nella chiesa di Santa Maria Assunta. I nazisti entrarono nella chiesa, uccisero il parroco ed alcuni anziani, ed ordinarono agli altri di recarsi al cimitero e lì 197 innocenti, dei quali 50 bambini, furono massacrati con mitragliatrici e bombe a mano.

Da lì iniziò una esplosione di ferocia insensata che portò i soldati tedeschi, guidati da fascisti, in ogni frazione della zona, Caprara, Cerviano, Creva, ed in altri casolari isolati ad uccidere senza pietà chi vi fosse trovato.

La ferocia dei nazifascisti fu tale che alcuni bambini furono decapitati, altri civili inermi fatti a pezzi con le bombe a mano, o con mitragliatrici pesanti.

Il tutto durò sei giorni, sei giorni in cui la degenerazione prese il sopravvento su qualsiasi senso di umanità. Una lunga striscia di sangue che alla fine contò qualcosa come 1830 vittime, tra quelli uccisi e quelli che morirono successivamente in conseguenza delle ferite ricevute.

A distanza di 76 anni dalle stragi di Monte Sole, la memoria di queste deve restare viva in ogni persona che si riconosca nei valori della democrazia, tanto più in un momento dove rigurgiti fascisti, teorie negazioniste e sovraniste sono purtroppo riemerse.

Concludo riportando una foto della lapide ad ignominia, epigrafe di Piero Calamandrei indirizzata al feldmaresciallo Kesserling.

 

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Sant'Anna di Stazzema

78 anni dalla strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema

Oggi 12 agosto 2022 ricorre il 78° anniversario della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema. Una delle più efferate stragi compiute dai nazisti con la collaborazione, accertata da testimonianze dei pochi sopravvissuti, di fascisti che parlavano il dialetto versigliese.

Una strage, alla quale ne seguirono altre come quelle di Fivizzano e di Marzabotto, in una lunga striscia di sangue che seguiva il ripiegamento dalla Linea Gotica dei soldati nazisti.

La strage di Sant’Anna di Stazzema è stata oggetto, pur con un colpevole ritardo, di un processo tenuto presso il Tribunale militare di La Spezia con il quale la strage è stata definita un vero atto terroristico perpetrato allo scopo di spaventare le popolazioni a non affiancare o sostenere le attività dei Partigiani operanti nell’Appennino. Furono individuati e condannati all’ergastolo gli ufficiali che dettero l’ordine di uccidere inermi civili, per altri la condanna fu cancellata per morte del reo, per pochi vi fu l’assoluzione per insufficienza di prove.

La strage fu una delle peggiori in quanto i soldati nazisti colpirono inermi civili, attirandoli nella chiesa o nel cimitero dove furono mitragliati. Alcune case furono date alle fiamme con dentro donne e bambini.

I bambini, appunto, furono vittime del tutto innocenti di questa inumana violenza. Oltre 60 furono quelli uccisi, compresa Anna Pardini che allora aveva solo 20 giorni.

Sono passati 78 anni, ovvero 3/4 di secolo. Un lungo periodo che potrebbe condurre all’oblio i fatti descritti. Per fortuna i pochi sopravvissuti, allora bambini, hanno avuto la forza in questi lunghi anni di mantenere viva la memoria della strage, a monito futuro perchè ciò non possa più accadere.

Ed in un momento storico, ove si ha da un lato la tendenza per alcuni politici a mettere nel dimenticatoio le efferatezze compiute dalle truppe naziste ma, anche, da parte di fascisti repubblichini, e dall’altro l’emergere di politiche sovraniste e razziste, ritengo necessario e doveroso mantenere viva la memoria di cosa sia stato il fascismo in Italia e la sua disgraziata alleanza con il nazismo hitleriano.

Il sovranismo ed il razzismo oggi interpretato in Italia da alcuni partiti politici è sì diverso dal nazifascismo degli anni della II guerra mondiale, ma non per questo meno pericoloso in quanto i prodromi non sono molto diversi da quelli del 1922 per il fascismo mussoliniano e del 1933 per il nazismo hitleriano.

E’ quindi necessario lottare in modo intransigente contro i sovranisti ed i razzisti per evitare che la storia si ripeta.

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E’ morto Eugenio Scalfari

Eugenio Scalfari è morto oggi a Roma, all’età di 98 anni.

Scalfari è stato uno dei più importanti giornalisti italiani del XX secolo. Con Arrigo Benedetti fondò nel 1955 L’Espresso, primo settimanale di politica e cultura dell’area liberal-socialista, e nel 1976 La Repubblica,  che col tempo è divenuto uno dei più autorevoli e diffusi quotidiani italiani

Di Scalfari si ricordano gli articoli di politica e cultura sempre chiari e precisi ma anche la sua attività di scrittore esplicata sia attraverso saggi politici, partendo da “Razza Padrona” ai dialoghi sulla religione e la morale, come “L’uomo che non credeva in Dio”, alle interviste-dialoghi con Papa Francesco, le conversazioni sugli stessi argomenti come “Conversazioni con Carlo Maria Martini

Rimarrà uno dei documenti più importanti della politica italiana “L’intervista a Enrico Berlinguer sulla questione morale” a lui concessa dal segretario del PCI nel 1981.

Credo che negli ultimi anni di vita abbia sofferto l’amarezza del passaggio della sua Repubblica nelle mani di Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, vedendo in questo la fine del suo sogno.

Gli sia lieve la terra.

Foto IPP/Simona Caleo Roma Eugenio Scalfari Italy Photo Press

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La Liberazione di Genova

La Liberazione di Genova

Il 23 aprile 1945 ebbe inizio l’insurrezione che portò nei due giorni successivi alla resa delle forze armate tedesche nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale.

La presenza di militari tedeschi era cospicua per numero, dai 25 ai 30 mila, che per armamenti.

Le forze partigiane di città , inquadrate nei GAP, Gruppi di Azione Patriottica (formazioni legate ai diversi schieramenti politici), utilizzate prevalentemente per azioni di sabotaggio e delle SAP, Squadre di Azione Patriottica simili alle precedenti ma più ridotte nel numero di aderenti. A questi erano pronte ad unirsi le formazioni di montagna, prevalentemente inquadrate nelle Brigate Garibaldi.

Il numero complessivo di insorti non superava, al momento i 5000, con armamenti quasi sempre leggeri.

Nonostante la predominanza di uomini e mezzi il comandante della piazza di Genova, il generale Günther Meinhold, si rese conto che la difesa della città non era possibile e difficile anche la fuga, in quanto le strade che portavano a nord, a partire dalla Camionale per Milano, erano bloccate dai Partigiani. Da sud, pur lentamente, stavano muovendosi le truppe alleate, per cui il generale tentò una mediazione che consentisse ai tedeschi di allontanarsi, in cambio non sarebbe stato distrutto il porto, già minato.

La mediazione fu condotta  dal cardinale Boetto e dal vescovo ausiliare Siri, ma, nella notte del 23 aprile, il CNL bocciò tale proposta dando al contempo l’ordine di sciopero generale e di insurrezione.

Il giorno successivo, il 24 aprile, dalla prima mattina iniziarono gli scontri sia con armi leggere che con mortai. I Partigiani conquistarono diverse posizioni strategiche, seppur non ancora sufficienti a dare il controllo a tutta la città.

Il 25 aprile, dall’alba, ripresero cruenti gli scontri e le formazioni partigiane conquistarono diversi punti strategici. Nel frattempo una buona parte dei militari tedeschi, compreso il comandante, era bloccato nella fuga a Savignone dalle brigate partigiane ivi operanti. Meihnold fu raggiunto da un giovane partigiano, Carmine Alfredo Romanzi, successivamente docente di Microbiologia all’Università di Genova e per anni Rettore magnifico, che gli consegno una lettera del cardinale Boetto ed una proposta di resa al CNL.

Meihnold, vedendo che non vi era possibilità alcuna di ritirata, fece ritorno a Genova e alle 19.30 del 25 aprile si incontrò a Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, con i rappresentanti del CNL, e firmò insieme al comandante partigiano Remo Scappini l’atto di resa incondizionata.

Genova fu la prima città italiana a liberarsi da sola imponendo ai tedeschi la resa senza condizioni.

Tre giornate tra le più luminose della storia del ‘900 che oggi, di fronte ai rigurgiti neofascisti, favoriti dal governo fascio-leghista, devono essere degnamente celebrate, in quanto da quella lotta sono nate la Repubblica democratica ed antifascista e la sua Costituzione, considerata una delle migliori al mondo.

Purtroppo l’errore che fu fatto alla fine della guerra fu quello di non estirpare completamente il cancro del fascismo, credendo che una riconciliazione nazionale fosse possibile. Invece, dopo 70 anni, le metastasi si sono riprodotte, sotto una diversa e per certi versi più subdola forma. Questo si evidenzia con il ridimensionare la valenza storica della Resistenza, utilizzando anche falsi storici, cercando di equiparare dal punto di vista ideale sia chi combatté dalla parte giusta che ci fu alleato e complice dei nazisti.

Sappia chi sta portando avanti questo osceno progetto che i nipoti dei Partigiani, educati ai valori della Democrazia e della Resistenza, sapranno fare come i loro nonni, affrontando e sconfiggendo ancora una volta, senza paura né remore, il fascismo in tutte le sue forme.

Atto di resa

“In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Capitano Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte; il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall’avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall’altra; è stato convenuto:

  1. Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;
  2. la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
  3. il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
  4. il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.

Documento in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco

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Quirinale

Berlusconi al Quirinale un’offesa alla dignità della Repubblica

La lettera aperta ai grandi elettori Tre ex presidenti della Corte Costituzionale e centinaia di giuristi e intellettuali: la candidatura di Berlusconi al Quirinale è “un’offesa alla dignità della Repubblica e di milioni di cittadini italiani”.

La Fondazione Basso ha promosso un appello (redatto da Lugi Ferrajoli, Gaetano Azzariti e Franco Ippolito), rivolto ai grandi elettori, sulla candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica.

Il testo è stato già sottoscritto da tre ex presidenti della Corte costituzionale (Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky, Gaetano Silvestri), da molti autorevoli giuristi e costituzionalisti (tra cui Roberto Bin, Paolo Caretti, Lorenza Carlassare, Mario Dogliani, Riccardo Guastini, Francesco Pallante, Roberto Romboli, Massimo Villone, Mauro Volpi, Vladimiro Zagrebelsky, Roberto Zaccaria), da filosofi della politica (tra cui Giacomo Marramao, Marco Revelli, Nadia Urbinati), da personalità della cultura (tra cui Dacia Maraini, Carlo Ginzburg).

Ecco il testo:

Considerazioni per gli elettori del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica deve essere espressione dell’«unità nazionale», come richiede l’articolo 87, 1° comma della Costituzione. E’ garante di questa Costituzione e deve assicurare fedeltà ad essa come impone l’articolo 91.
L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica, come è preteso dall’articolo 84, 2° comma. Egli presiede il Consiglio Superiore della Magistratura a garanzia dell’autonomia e indipendenza dell’ordine della magistratura da qualsiasi altro potere, come è scritto negli articoli 87 e 104.

Silvio Berlusconi, protagonista di uno scontro che per lunghi anni ha diviso il nostro Paese, già esponente della loggia P2 che aveva come fine l’instaurazione in Italia di un’altra Repubblica, titolare tuttora di un vistoso conflitto di interessi, condannato per gravi reati, prosciolto per prescrizione da delitti di corruzione e tuttora imputato in procedimenti penali, non ha i requisiti per poter svolgere le funzioni di Capo dello Stato.

Riteniamo pertanto un’offesa alla dignità della Repubblica e di milioni di cittadini italiani il fatto che venga candidato a Presidente della Repubblica.

Roma, 17 gennaio 2022

Hanno aderito:
Maria Fausta Adriani, Vittorio Agnoletto, Fabio Alberti, Alessandra Algostino, Mario Agostinelli, Stefano Anastasia, Valerio Aprea, Maurizio Acerbo, David Armando, Franco Astengo, Gaetano Azzariti, Luca Baccelli, Francesco Baicchi, Maria Vittoria Ballestrero, Mauro Barberis, Fabrizio Barca, Laura Barile, Antonella Barina, Vincenzo Barnaba, Elena Basso, Paola Basso, Sofia Basso, Francesca Barzini, Vittorio Bellavite, Sergio Bellucci, Antonella Bellutti, Giovanni Benzoni, Myriam Bergamaschi, Irene Berlingò, Mario Beschi, Piero Bevilacqua, Anna Maria Bianchi, Roberto Bin, Italo Birocchi, Roberto Bisceglia, Michelangelo Bovero, Marco Brigaglia, Massimo Brutti, Romeo Bufalo, Giovanna Caggia, Antonello Calore, Roberta Calvano, Antonio Cantaro, Piero Caprari, Francesco Carchedi, Paolo Caretti, Devino Caregnato, Lorenza Carlassare, Paolo Carnevale, Thomas Casadei, Elisabetta Catenacci, Adolfo Ceretti, David Cerri, Furio Cerutti, Irene Cervellera, Silvia Chiatante Corsi, Maurizio Chierici, Antonello Ciervo, Nicola Colaianni, Amalia Collisani, Luigi Condorelli, Giancarlo Consonni, Paolo Corsini, Pietro Costa, Giuseppe Cotturri, Andrea Deffenu, Stefano Deliperi, Raffaele De Leo, Roberta De Monticelli, Giovanna De Sensi, Francesco De Vanna, Enrico Diciotti, Paolo Di Lucia, Francesco Di Matteo, Piero Di Siena, Mario Dogliani, Francesco Donfrancesco, Giannina Dore, Angelo D’Orsi, Alessandra Facchi, Anna Falcone, Maria Fano, Fiorenzo Fantaccini, Gianni Farneti, Tommaso Fattori, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Alessandro Ferrara, Maria Rosaria Ferrarese, Roberto Ferrucci, Francesca Fici, Mara Filippi Morrione, Roberto Finelli, Mario Fiorentini, Carlo Fiorio, Domenico Gallo, Luigi Ganapini, Olivia Ghiandoni, Alfonso Gianni, Giovanni Giannoli, Carlo Ginzburg, Lisa Ginzburg, Chiara Giorgi, Elisa Giunchi, Enrico Giusti, Alfiero Grandi, Dino Greco, Riccardo Guastini, Maria Pia Guermando, Maria Teresa Iannelli, Franco Ippolito, Pino Ippolito Armino, Giulio Itzcovich, Antonio Jovene, Francesca Koch, Maria Lalatta Costerbosa, Rossella Latempa, Raniero La Valle, Cristina Lavinio, Marina Leone, Maria Concetta Liberatore, Massimo Loche, AnnaLoretoni, Mario G. Losano, Claudio Luzzati, Cristiana Mancinelli Scotti, Dacia Maraini, Nicoletta Maraschio, Fabio Marcelli, Valeria Marcenò, Laura Marchetti, Giacomo Marramao, Paola Marsocci, Eleonora Martelli, Maria Antonella Martelli, Antonio Marturano, Luca Masera, Ignazio Masulli, Lorenzo Mattotti, Silvio Mazzarese, Tecla Mazzarese, Ezio Menzione, GianGiacomo Migone, Marino Missirini, Sara Modigliani, Giancarlo Monina, Tomaso Montanari, Andrea Mulas, Paolo Napoli, Luigi Narducci, Hannà Nassisi, Cinzia Niccolai, Vito Noviello,Valerio Onida, Daniela Padoan, Paola Paesano, Francesco Pallante, Marina Pallottini, Massimo Pàlmera, Giovanni Palombarini, Paola Palombaro, Maria Pia Palombini, Ilaria Minio Paluello, Francesco Pardi, Elena Pariotti, Rita Paris, Paola Parolari, Francesca Paruzzo, Valentina Pazé, Rossano Pazzagli, Barbara Pezzini, Pierluigi Pedretti, Vera Pegna, Livio Pepino, Enrico Peyretti, Attilio Pisanò, Tamar Pitch, Piero Pollastro, Pier Paolo Portinaro, Lucia Re, Silvia Rea, Adrian Renteria Diaz, Giuseppe Ugo Rescigno, Eligio Resta, Marco Revelli, Francesco Riccobono, Salvatore Ritrovato, Nicola Riva, Roberto Romboli, GraziellaRumer Mori, Andreina Russo, Giuseppe Salmè, Mariuccia Salvati, Vittorio Salvatore, MariaCristina Sangelantoni, Maria Adelaide Sanna, Valia Santella, Emilio Santoro, GiuseppeSaponaro, Gino Satta, Maria Teresa Savio Hooke, Aldo Schiavello, Gaetano Silvestri, Paolo Solimeno, Alessandro Somma, Maria Stiffoni, Rita Svandrlik, Manuela Tatti, Alessandra Tempesta, Vito Teti, Persio Tincani, Walter Tocci, Gianni Tognoni, Graziella Tonon, Fausto Tortora, Franco Toscani, Gabriella Turnaturi, Nadia Urbinati, Federica Vacca, Roberta Vacca, Silvio Vacca, Enzo Varano, Luigi Vavalà, Guido Viale, Giacomo Viggiani, Vittorio Villa, Massimo Villone, Vincenzo Vita, Itala Vivan, Mauro Volpi, Roberto Zaccaria, Gustavo Zagrebelsky, Loriana Zanuttigh, Alberto Ziparo.

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L’Avanti! compie 125 anni

Di solito uno pensa al 25 dicembre come il giorno della nascita di Gesù Cristo. Eppure quel giorno fu importante in quanto il 25 dicembre 1896 nacque a Roma l’Avanti!  il giornale quotidiano dei Socialisti. Non fu certo il primo giornale Socialista, già erano stampati “Critica sociale” di Filippo Turati ed Anna Kulishof ed altri giornali locali, ma i tempi, particolarmente complessi per le crescenti agitazioni sociali, imponevano al partito che si rivolgeva particolarmente alle classi lavoratrici, di disporre di un giornale a cadenza quotidiana.

La storia dell’Avanti! è strettamente collegata a quella tormentata del XX secolo, partendo dalla diatriba tra interventisti di sinistra e neutralisti nel I conflitto mondiale, al fatto di avere come direttore Mussolini, allora socialista, agli assalti squadristici del 1919, alla scissione del Partito comunista del 1921 al XVII congresso del Partito socialista, alla chiusura del giornale nel 1926 per le “leggi fascistissime”, alla clandestinità fino al 1945, al contributo per il referendum istituzionale, proseguendo per tutto il cammino della storia repubblicana. fino agli anni ’90 quando, a seguito anche del crollo del sistema di potere craxiano, il giornale non fu più stampato.

Personalmente ho acquistato quotidianamente l’Avanti almeno dai primi anni ’70 fino al XLIII congresso del PSI del 1984 quando con l’elezione di Bettino Craxi a segretario nazionale, capii che le ragioni ideali che mi avevano portato all’iscrizione prima alla Federazione Giovanile Socialista (FGSI), diventando anche segretario regionale e membro del Comitato centrale, e poi al PSI erano venute meno.

Per ricordare l’Avanti! pubblico una foto del numero del 9 luglio 1978, in occasione dell’elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica, copia che custodisco gelosamente.

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Allende e Boric

La Sinistra torna la potere in Cile

In Cile la Sinistra democratica ha vinto le elezioni presidenziali. Gabriel Boric, 35 anni, sconfigge con il 55% dei voti lo sfidante della destra più conservatrice che non ha mai nascosto la sua ammirazione per il boia Pinochet, colui che nel 1973 rovesciò il legittimo governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende.

Una bella notizia per iniziare la settimana, ed anche sapere quanto starà rodendo il fegato ai fascisti nostrani che avevano auspicato la vittoria della destra.

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