Salvador Allende

Salvador Allende: discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite

Il 4 dicembre 1972 Salvador Allende Gossens,  Presidente della Repubblica del Chile, democraticamente eletto il 3 novembre 1970, tenne all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di fronte a 130 rappresentanti, un memorabile e storico discorso.

In questo discorso Egli rappresentò la sua visione del mondo, in particolare dell’America latina dove si perpetrava lo sfruttamento delle risorse naturali da parte delle nazioni capitaliste, in particolare da parte delle grandi società degli USA.

Purtroppo un anno dopo, nel settembre del 1973 la visione di questo grande uomo fu brutalmente stroncata prima da scioperi fomentati dalle grandi società statunitensi, poi dall’azione di militari fascisti, guidati dal criminale Pinochet, che portò all’attacco al palazzo presidenziale della Moneda e all’assassinio di Allende. A ciò fece seguito una delle più brutali dittature del XX secolo, con migliaia di assassini e sparizioni.

Il video integrale è un documento storico di enorme interesse, per cui ho ritenuto di pubblicarlo e di aggiungere, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, il testo completo in Spagnolo (originario), Italiano ed Inglese.

Testo in Italiano

Testo in Spagnolo

Testo in Inglese

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XXV Aprile 2024: Manifestazione a Genova

Si sono svolte in tutte le città e paesi d’Italia manifestazioni per la ricorrenza del XXV Aprile, festa della Liberazione.

A Genova una grande manifestazione di giovani e meno giovani ha percorso via XX Settembre ove sotto il ponte Monumentale è stato letto l’atto di resa delle truppe tedesche ai partigiani del CLN.

In Piazza De Ferrari si sono avuti interventi di alcuni rappresentanti delle istituzioni, compreso il sindaco Bucci, che ne avrebbe fatto volentieri a meno.


FOTO


VIDEO

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25 aprile

79° Anniversario della Liberazione

Oggi, 25 aprile 2024, cade il 79° anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.

La data ricorda il giorno della Liberazione di Milano, ma giova ricordarne una altrettanto importante: il 23 aprile, quando le forze Partigiane liberarono Genova. Fu la prima città in Europa liberata dai combattenti non inquadrati negli eserciti alleati ma nel Corpo Volontari della Libertà.

Ai Partigiani, agli Eroi che hanno dato la vita cadendo in combattimento, a quelli che nel tempo sono stati la memoria storica della Liberazione e ai pochi ancora in vita , deve andare il pensiero riconoscente della Nazione. Riconoscenza che si deve esplicare proprio nel mantenere vivo, da parte di chi è venuto dopo e di chi verrà, il ricordo di ciò che fu il più grande movimento popolare dell’Italia moderna: la Resistenza.

A coloro che, invece, si schierarono con l’invasore nazista aderendo alla Repubblica sociale, vada il perenne ludibrio nessuna pietà. Lo stesso a coloro che oggi vorrebbero far tornare indietro l’orologio della storia ad un periodo in cui la Libertà fu cancellata dalle peggiori dittature.

Purtroppo ogni giorno che passa si osserva una deriva neo o post-fascista da parte del governo o delle amministrazioni locali. Come ha scritto Antonio Scurati costoro cercano di riscrivere la storia, attribuendo le responsabilità ai nazisti e dimenticandosi la connivenza e collaborazione data dai fascisti repubblichini.

ORA E SEMPRE RESISTENZA

 

 

Partigiani
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Il monologo di Antonio Scurati

Pubblico il monologo che Antonio Scurati avrebbe dovuto leggere in un programma televisivo in occasione del XXV aprile, censurato dai dirigenti filo governativi della RAI.

Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924.
Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.
In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944.

Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.
Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ’24, primavera del ’44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista.

Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?
Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra.

Finché quella parola, Antifascismo, non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana.”

COMMENTO

Il fascismo non è scomparso il XXV Aprile 1945: si è solo trasformato mettendo l’abito buono di un partito di destra, tranne qualche esibizione in camicia nea e saluto romano,  tentando così di cambiare la storia, nascondendo le nefandezze compiute dal fascismo per tutto il ventennio, ma in realtà mantenendo con esso un legame ideale che si vede in molti atti del governo e degli enti locali e con il tentativo in atto di censurare la stampa e monopolizzare il servizio pubblico della RAI.

Oggi, più che in altri momenti dell’Italia repubblicana, è necessario vigilare attentamente affinchè il cancro fascista, sia esso neofascismo o postfascismo, attacchi gli ideali democratici nati dalla Resistenza e solennemente sanciti dalla Costituzione antifascista.

Se ciò non fosse sufficiente bisogna ricordare cosa fece nel 1943 – 1945  la parte migliore dell’Italia, ribellandosi e combattendo senza paura anche a costo della propria vita.

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La Pietà di Gaza

Non sarà mai famosa come la “Pietà” di Michelangelo, ma anche questa foto, vincitrice del World Press Photo 2024, suscita una grande empatia. La foto, scattata dal pluripremiato fotoreporter palestinese  Mohammed Salem, rappresenta una donna palestinese che tiene amorevolmente in braccio il corpo di una nipote, avvolto da un sudario.

Nulla si intravede della donna, solo una mano delicatamente accostata al viso della bambina che non dovrebbe avere più di 8/9 anni e che è morta, insieme ad altri famigliari e parenti, a causa di un bombardamento israeliano.

Sono i bambini, come ogni giorno ricorda Papa Francesco, le vittime incolpevoli di questa assurda guerra. Bambini israeliani uccisi dall’attentato di Hamas,  bambini palestinesi uccisi dai bombardamenti e dai soldati israeliani, per altro in numero assai maggiore.

E l’Occidente sta a guardare ignorando il genocidio palestinese ed il tentativo da parte di Israele di scacciare un popolo dal suo lembo di terra. Come ha fatto negli ultimi anni scacciando i palestinesi dalle fertili terre di Cisgiordania per consegnarle ai coloni ebrei e ciò in assoluto disprezzo delle risoluzioni ONU a partire dalla 194 del dicembre 1948.

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Bravi ragazzi del Liceo Colombo

Oggi 9 aprile 2023 gli studenti del Liceo C.Colombo di Genova, si sono riuniti in assemblea ed hanno deciso di occupare la scuola per protestare contro le politiche del governo in materia di istruzione, ordine pubblico e politica estera, quest’ultima con particolare riferimento a quanto accade a Gaza.

Come ex alunno del Liceo nei primi anni ’70 non posso che congratularmi con gli studenti per questa iniziativa di lotta, in particolare in relazione al conflitto tra Israele e Gaza, e al vero e proprio genocidio di civili inermi, in particolare bambini, che sta avvenendo nel silenzio colpevole dell’Occidente e, quindi, anche dell’Italia.

Certo non si può e non si deve nascondere la responsabilità di Hamas nel criminale attacco a cittadini israeliani, ma la risposta data da quello stato è unanimemente considerata spropositata, arrivando ai 30000 civili morti nella striscia di Gaza.

Il conflitto tra Palestinesi e Israeliani ha radici profonde, a partire dalla risoluzione ONU 181 del 1947 che attribuiva il 56,47 % del territorio a 500.000 ebrei + 325.000 arabi , il restante 43,53 % del territorio a 807.000 arabi + 10.000 ebrei , la tutela internazionale su Gerusalemme con circa 100.000 ebrei e 105.000 arabi . La risoluzione non fu mai rispettata da parte degli ebrei  e, come conseguenza dell’arrivo di coloro che erano scampati allo sterminio nazista, circa il 70% del territroio palestinese, in particolare le regioni più fertili, fu occupato da ebrei e i palestinesi  relegati in zone più aride.

La successiva risoluzione dell’ONU n.  242 del 1967 obbligava al ritiro delle truppe israeliane dai territori conquistati con la forza, obbligo che Israele ignorò. Nel giugno del 1967 ebbe luogo la “guerra dei sei giorni” tra Israele e gli stati arabi confinanti che si concluse con ulteriori annessioni da parte dello stato sionista: Alture del Golan, Gerusalemme Est, Cisgiordania e Penisola del Sinai.

In seguito, praticamente ogni anno, l’ONU votava una risoluzione in cui si intimava a Israele di ritornare allo status quo definito dalla risoluzione 181, ma il veto degli USA in Consiglio di sicurezza ebbe l’effetto di non rendere esecutiva la stessa.

Nell’ottobre 1973 vi fu una ulteriore guerra tra Israele e la coalizione araba, detta “del Kippur” che si concluse con la riconquista egiziana della penisola del Sinai, ma con la perdita di alcune zone del Golan da parte dei siriani. La guerra si concluse con gli “Accordi di Camp David“, sottoscritti dal presdente egiziano Sadat e dal primo ministro israeliano  in presenza del presidente USA Carter e che prevedevano un trattato di pace tra i due stati ed il ritorno del Sinai al controllo egiziano.

Nei decenni successivi si assistette ad altri conflitti come quelli con il Libano, al tentativo di un nuovo accordo  “Trattato di Oslo” tra Arafat, presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e il primo ministro israeliano Rabin, accordi che sancivano una forma di autonomia della “Autorità Palestinese” in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, e la cessazione dell’occupazione di terre da parte di nuovi coloni ebrei, molti dei quali arrivati da paesi dell’Est Europa.

Tali accordi non furono mai compiutamente rispettati, in particolare a causa di sempre più numerosi insediamenti ebraici in Cisgiordania, e ciò portò alle due “Intifada“,  rivolte organizzate per lo più da giovani palestinesi, consistenti nel lancio di pietre alle quali l’esercito sionista rispondeva con armi da fuoco.

Purtroppo le continue violazioni degli accordi, la cacciata di agricoltori palestinesi dai loro terreni per costruirvi insediamenti ebraici, hanno negli anni covato come un fuoco  inarrestabile. Ed i risultati sono quelli che si vedono ora.

Israele ha un solo obiettivo: quello di distruggere completamente la striscia di Gaza, annientare il popolo Gazawi a partire dai bambini, per evitare che tra 10/15 anni possano essere loro a riprendere la lotta per la liberazione della Palestina. E all’occidente dei palestinesi poco importa e nemmeno importa più di tanto ai paesi arabi. Il popolo Gazawi è allo stremo, la Palestina non è Hamas, Israele sta affamando un popolo, ha la responsabilità delle morti di bambini, di volontari di organizzazioni umanitarie, dei medici ed infermieri degli ospedali.

Questo il documento prodotto agli alunni del Liceo Colombo di Genova, documento che da ex-alunno nonchè da docente per 45 anni nella scuola pubblica, sottoscrivo in pieno.

 “Il primo tema su cui ci concentriamo è la guerra in Palestina – scrivono gli studenti e le studentesse del Colombo – o per meglio dire il genocidio in portato avanti da Israele con la partecipazione dell’occidente, il quale non solo affonda le sue radici nell’ingiustizia della creazione di uno stato colonialista in una terra abitata da un altro popolo per millenni, ma che pone come obiettivo quello di compiere una vera e propria pulizia etnica, arrivando ad essere considerato violatore del diritto internazionale perfino dall’ONU, per gentile concessione degli Stati Uniti, che recentemente non hanno più posto il veto ad ogni tentativo di risoluzione pacifica del conflitto. I dati ci pongono davanti ad una situazione che suscita orrore: dal 7 Ottobre si stima che siano morti più di trentamila palestinesi, dei quali almeno diecimila bambini, e che oggi su 2,3 milioni di abitanti della striscia di Gaza il 70% sia afflitto da una carestia operata scientemente dal governo sionista”.

“Il nostro paese però non si limita ad approvare il genocidio, ma protegge attivamente Israele: dal 19 Febbraio tramite l’operazione Aspides infatti l’Italia è ufficialmente parte del conflitto con il compito di difendere le navi commerciali e militari dell’alleanza israelo-occidentale che transitano nel Mar Rosso dalle azioni del governo yemenita Houthi, tese, in solidarietà con il popolo palestinese, ad impedire il traffico marittimo per fermare una situazione inaccettabile. Condanniamo dunque ogni forma di legame con il governo di Israele e ogni partecipazione italiana alla guerra in Palestina, poiché viola i diritti dell’uomo, il diritto internazionale scritto e condiviso da tutti i paesi e l’articolo 11 della nostra costituzione. Questo conflitto si ritrova perfettamente nelle logiche occidentali, che per il guadagno di una ristretta oligarchia finanziano guerre e privatizzano lo stato, rendendolo un’istituzione non rappresentativa per il popolo, bensì per gli interessi dei ricchi. Un sistema che non si basa sulla società ma sul singolo porta all’abbandono del pubblico se non come mezzo di accrescimento finanziario del privato, e ciò lo possiamo notare osservando la situazione in cui versa l’istruzione”.

…….chiediamo quindi al governo italiano di compiere alcune azioni: Vogliamo che sia esplicitamente condannato il genocidio palestinese, che i nostri ambasciatori e i nostri consoli siano ritirati dallo stato di Israele, che la privatizzazione non colpisca la scuola, la quale deve rimanere pubblica senza
alcuna partecipazione delle aziende nel percorso formativo…….”

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80 anni dalla strage della Benedicta

Sono trascorsi 80 anni dalla strage della Benedicta, una delle più efferate avvenute intorno a Genova.

Tra il 6 aprile e l’11 aprile 1944 75 partigiani appartenenti alle Brigate Garibaldi, furono massacrati da militari della Guardia Nazionale Repubblicana con l’aiuto di reparti nazisti.

La strage avvenne in località Benedicta nei pressi dell’abitato di Capanne di Marcarolo, nel comune di Bosio, sull’Appennino ligure, poco lontano dal confine con la provincia di Genova.

Allo scopo di far venir meno il sostegno dato dagli abitanti del luogo e dei paesi vicini ai gruppi antifascisti, i comandi repubblichini, di concerto con le truppe naziste, organizzarono rastrellamenti che portarono a scontri armati con la Brigata Autonoma Alessandria e la III Brigata Garibaldi della Liguria.

Queste forze Partigiane, per lo più costituite da giovani male armati, furono soverchiate dai nazifascisti contando ben 147 morti, dei quali 75 catturati furono fucilati dai Granatieri repubblichini il 7 apile 1944.

I Partigiani catturati furono in parte avviati ai ai lager tedeschi; altri 17 partigiani furono fucilati il 19 maggio vicino al passo del Turchino, insieme ad altri 42 prigionieri, come rappresaglia per l’ attentato contro un gruppo di soldati tedeschi che si trovavano al cinema Odeon di Genova.

A 80 anni da questo evento, di cui è accertata la responsabilità di fascisti italiani, stiamo assistendo a rigurgiti di quella ideologia, con tentativi di riscrivere la storia diminuendo le responsabilità di italiani al soldo dei nazisti, come avviene anche in altre stragi, partendo da quella delle Fosse Ardeatine.

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80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine.

80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine

Il 24 marzo ricorrono 80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine. 335 persone, da giovani di 17 anni ad anziani di 75, antifascisti comunisti, socialisti ed azionisti, ebrei, persone qualunque in carcere per piccoli reati, o semplicemente sfortunati che erano passati vicino via Rasella dove aveva avuto luogo un attentato contro una colonna di fascisti repubblichini.

Su ordine del generale tedesco Kappler essi furono prelevati dai carceri controllati dai nazisti e dai loro alleati fascisti condotti alle Fosse Ardeatine e crudelmente uccisi con un colpo di pistola alla nuca, ed i cadaveri gettati nelle caverne uno sull’altro.

Una delle peggiori stragi nazifasciste che ebbero luogo in diverse parti dell’Italia, perpetrate dai soldati nazisti e dai loro alleati fascisti repubblichini, durante la risalita a nord delle truppe di occupazione.

In questi ultimi anni è sorto il tentativo da parte di neofascisti di attribuire la responsabilità della rappresaglia ai Partigiani che colpirono un gruppo di soldati altoatesini, ben sapendo che quello fu un atto di guerra contro l’occupante nazista ed i suoi alleati, come per altro in seguito riconosciuto da diverse sentenze giudiziarie.

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