Francesco de Gregori

Buon compleanno Francesco De Gregori

Francesco De Gregori compie oggi 70 anni. Un età importante per un artista tra i più prolifici e sofisticati del nostro tempo. Molte delle sue canzoni sono parte del patrimonio culturale italiano,  dal primo LP “Alice non lo sa” del 1973, alla consacrazione con “Rimmel” del 1975 e “Buffalo Bill” del 1976 (gli anni ’70 del ‘900 sono stati quelli in cui la produzione è stata in assoluto del massimo livello), a canzoni come  “Generale” e “Viva l’Italia“, “Santa Lucia“.

Nel 1978 nacque il sodalizio con Lucio Dalla che si consolidò con la memorabile tournee di “Banana Republic“; il sodalizio con Dalla prosegui molti anni dopo, nel 2010, con una serie di concerti insieme.

Anche gli anni successivi hanno visto produzioni di buon livello, come le raccolte dei primi anni del XXI secolo “Amore nel pomeriggio” e “Il fischio del vapore” in collaborazione con Giovanna Marini e “Vivavoce” del 2014. Tuttavia questi non hanno mai raggiunto l’intensità delle canzoni degli anni ’70 ed ’80.

E’ chiaro che la vena artistica, come altre cose, con l’avanzare dell’età si affievolisce. E’ capitato a Paul Simon, a Bob Dylan, a Bruce Springsteen ed anche a Francesco Guccini, che, per altro, si è dedicato alla scrittura di libri di grande interesse.

Nella mia personalissima classifica della musica italiana del ‘900 Francesco è al secondo posto, dopo il mito, l’assoluto:Fabrizio De Andrè.

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Franco Battiato

Auguri a Franco Battiato

Il maestro Franco Battiato compie oggi 76 anni. Auguri al grande musicista, figura eclettica della canzone d’autore, riscopritore di sonorità mediorientali, purtroppo da tempo assente per motivi di salute dalla scena.

Canzoni come “La cura“, “Prospettiva Nevski“, “Summer on a solitary beach“, “Povera Italia” sono tra le più belle e profonde della seconda metà del XX secolo.

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Ferlinghetti

Se ne è andato Lawrence Ferlinghetti

All’età di 101 anni se ne è andato Lawrence Ferlinghetti, uno dei più grandi poeti ed attivisti della Beat Generation.

Fu anche libraio, facendo della propria libreria City Lights di San Francisco un vero cenacolo di autori, tra i quali Allen Ginzberg, di cui pubblicò il famoso poema “Howl”, e Jack Kerouak di cui pubblico i primi lavori.

Fu anche poeta con una cospicua produzione, ed una del”le raccolte più interessanti è “A Coney Island of the Mind“.

Una vita lunghissima e piena di successi. Con lui scompare l’ultimo interprete della Beat Generation.

Lo ricordo con questo video in cui recita una delle sue poesie: “The world is a beautiful place”.

2:30
Lawrence Ferlinghetti: The world is a beautiful place
19 Marzo 2019

 

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Zecchino d'oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro; era una gara canora organizzata da frati di Bologna e trasmessa nel primo ed unico canale della televisione di Stato. Negli anni ’60 del boom economico, quando la televisione entrò con forza nelle case degli italiani, alcune ore del pomeriggio erano dedicate alla “TV dei ragazzi” dove erano trasmessi telefilm americani, cartoni animati ed anche serie originali italiane.

Lo Zecchino d’oro si inseriva annualmente in quello spazio ed era una delle trasmissioni più seguite. Lo presentava uno dei primi presentatori e registi televisivi, Cino Tortorella che, per dare un tono allegro alla trasmissione indossava un colorato vestito a calzamaglia con mantello svolazzante e brillantini sui capelli.

Il programma prevedeva l’esibizione di bambini con canzoni inedite, aiutati da un coro di altri bambini, ed alla fine la canzone migliore veniva premiata.

Tutto finiva lì, i bambini avevano il loro quarto d’ora di notorietà che non durava, appunto, lo spazio di qualche giorno, poi ritornavano a scuola, e non erano certo invitati a talk show o ad altre esibizioni.

Infatti quasi nessuno della mia età ricorda i nomi dei piccoli cantanti, ma ricorda più facilmente il titolo qualche canzone, sia che abbia vinto o no. Ad esempio “Quarantaquattro gatti”, “Popoff”, “Il pulcino ballerino”.

Gli anni di maggior successo furono la decade ’60 anche se lo Zecchino d’oro ha proseguito oltre arrivando, con diversi cambi di formato, ai giorni nostri.

Perché mi è tornato alla mente quel periodo e quella trasmissione? Soltanto perché mi è capitato di vedere su Youtube l’esibizione di una bambina decenne, forse ancor più giovane, di cui evito di fare il nome, che mi ha lasciato alquanto perplesso, specie paragonandola a quelle di sessant’anni fa.

La bambina in questione ha indubbie capacità sceniche e canore, ma si esibisce truccatissima, con vestiti più adatti ad una donna, quanto meno nella prima giovinezza; balla con altri suoi coetanei, maschi e femmine, parimenti agghindati, le movenze appaiono spesso provocanti, i testi delle canzoni sono pieni di sottointesi e trattano esclusivamente di presunti amori e fidanzamenti, non fanno esplicito riferimento al sesso ma talvolta lo sottintendono come qualcosa di desiderato.

Questo pare accadere con frequenza in diverse città italiane, dove questi bambini emulano i cantanti “neomelodici”, si esibiscono in feste di compleanno, ricorrenze, matrimoni e battesimi ed hanno un buon seguito tra i loro coetanei.

Leggendo i commenti ai video su Youtube, accanto a quelli che, giustamente, criticano l’esposizione di questi bambini anche paragonandole a pedofilia, ve ne sono altri di ammiratori ed ammiratrici che ne vorrebbero seguire le orme.

Ovviamente le famiglie di questi bambini sovraesposti ben se ne guardano da bloccare queste esibizioni, in quanto ne traggono un beneficio economico, ma non si rendono conto dei pericoli in cui possono incorrere.

Ed allora dovrebbe essere lo Stato ad occuparsene, attraverso indagini dei servizi sociali, con indagini fiscali su tutto ciò che ruota intorno, al fine di verificare se questi bambini possano incorrere in pericoli e se non siano superati i limiti previsti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

L’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza sono forse i periodi più belli della vita, quelli in cui si costruisce la propria personalità, il proprio futuro, ma vanno vissuti serenamente evitando di crearsi falsi miti ed illusioni.

Per questo non solo le famiglie, spesso di modeste risorse e scarsa cultura, come penso sia nel caso riportato, ma anche le istituzioni devono vigilare affinché non vi sia un abietto sfruttamento di bambini ed adolescenti.

ADDENDUM: dopo aver pubblicato queste considerazioni ho avuto modo di leggere diversi articoli sulla bambina. Tutti, nessuno escluso, facevano riferimento all’età, agli abiti indossati, alle movenze, in particolare per diversi accenni di “twerking”, ed anche il pericolo che potrebbe correre la bambina nel caso le sue speranze di successo duraturo non si realizzassero.

Qualche giorno fa su Twitter Selvaggia Lucarelli ha pubblicato un video girato dai genitori della bimba nel quale la madre sosteneva che tutto era sotto controllo, che la figlia era il numero uno della musica neomelodica, che tutte le critiche sono dovute unicamente all’invidia.

Cosa dire in merito ? Beh, già vedendo il video si nota che le quattro persone in auto, i due genitori e due probabili filmmaker, non indossano le mascherine nè utilizzano le cinture di sicurezza. Aggiungiamo che la scarsa conoscenza della lingua italiana, sia nella grammatica che nella sintassi, con un invito finale a bersi una “birra croccante”, denotano l’infimo livello culturale dei genitori.

Come ha scritto qualcuno, talvolta i figli che abbiano una qualche dote naturale, bella voce, bell’aspetto, capacità sportive. etc., sono visti dai genitori come un mezzo di riscatto sociale. La possibilità di essere conosciuti, rispettati, favoriti, il successo, pur effimero, di un figlio o figlia si riflette anche sui genitori riscattando per riflesso una vita grigia ed anonima.

Un tempo questo comportamento genitoriale era prerogativa dei padri che vedevano nei loro figli dei novelli Pelè nel gioco del calcio o Federer nel tennis; ora, in particolare per le bambine, il coinvolgimento è maggiore per le madri che spesso, come nel caso in oggetto, traslano sulle figlie i loro sogni irrealizzati: essere famose, ma anche ricche, eleganti, desiderate, sexy, a la page.

E’ chiaro che nessuno vuol vietare a genitori di avere aspettative anche di alto livello per i propri figli, non solo, come sarebbe meglio, nell’ambito educativo e della formazione per il loro futuro, ma anche, avendone le doti, nel campo artistico e sportivo.

Quello che non è tollerabile è il voler forzare queste doti, ad esempio in campo sportivo con aiuti farmacologici, o nel campo artistico creando un personaggio glamour se non peggio, col pericolo reale di essere un invito ai pedofili del Web.

Il link al video di Youtube e ai relativi commenti è: https://twitter.com/i/status/1354737602134495235

 

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Fabrizio De Andrè

22 anni senza Fabrizio De Andrè

L’ 11 gennaio di 22 anni Fabrizio De Andrè se ne andò. Ricordo ancora quella mattinata del 1999 quando, a scuola, in un momento libero lessi la notizia su un giornale online.

Notizia, almeno per me, giunta come un fulmine a ciel sereno, non sapendo che da tempo Fabrizio stava lottando e, purtroppo, soccombendo al male.

E subito mi riportarono alla mente le sue canzoni più famose, a partire da “Il testamento” che, adolescente e alla metà degli anni ’60 o poco più, sentivo ripetutamente in un juke-box di un bar dell’entroterra genovese.

Una canzone che molti miei coetanei non apprezzavano, forse non capivano, qualche ragazza allora arrossiva al sentire “la rendita di una puttana“, ma che per me era la rappresentazione del mondo di Fabrizio, il mondo degli ultimi, degli esclusi.

A volte con le 100 lire sceglievo tre volte questa canzone, oppure una volta il lato B, la “Ballata del Michè“.

Poi altre canzoni, da “La città vecchia“, a “Bocca di rosa“, “Carlo Martello“, “La ballate del Michè” già citata, passando per la famosissima “Canzone di Marinella“.

Bocca di rosa” fu anche al centro di una invenzione con i miei compagni di classe al Liceo classico Colombo, in quanto la traducemmo in latino, strofa per strofa. Ne ricordo ancora alcune, forse con errori grammaticali: “Via Agri est quendam virgo, labiae rubri coloratae, oculi grandes quam strada, nascuntur flores ubicumque iter facit.” (mi scuso per eventuali errori,ma è passato quasi mezzo secolo…)

Qualche anno dopo ebbi l’occasione di incontrare Fabrizio per una strana coincidenza. Come spesso accadeva in quegli anni, i primi anni ’70, i ragazzi spesso si incontravano alla sera per partite di calcio in piazze della città. Con alcuni amici fui invitato nella zona di Carignano dove d’estate si sfidavano diverse squadre provenienti dai vari quartieri del centro

Una ventina di coetanei e qualche giovane con una manciata di anni di più. Uno di quelli era Fabrizio, forse accompagnava qualcuno, in quanto non ricordo che giocasse, e ma lo osservai costantemente con la sigaretta in bocca, pensoso, quasi estraniato e ricordo di aver detto ad un amico che era esattamente come nella foto di questa copertina.

Negli anni successivi, ne seguii la strada verso il successo, ascoltando non più al juke-box ma su dischi o musicassette tutte le storie raccontate da Fabrizio, senza perderne mai alcuna.

Rimasi turbato quando seppi del rapimento in Sardegna, sentendomi un po’ colpevole, in quanto traggo le mie origini, da parte paterna, proprio da quella zona, Tempio Pausania. Una esperienza lunga, dura e difficile per lui e per Dori Ghezzi, ma dalla quale uscì senza odiare i rapitori e quasi giustificando e provando pietà per quei pastori anch’essi parte del mondo degli ultimi. Dopo 117 giorni, il 21 dicembre 1979, furono rilasciati ed ebbe a dire ” Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai“.

E’ stato grande, forse il più grande autore della seconda metà del ‘900, e il mio più grande rammarico, da ex-docente, è che di lui ve ne è solo piccola traccia nei testi di letteratura del ‘900 e, cosa ancor più grave, quasi sempre non trattato per “mancanza di tempo”.

Ciao Fabrizio.

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Joan Baez

Joan Baez compie 80 anni

La grande cantautrice americana Joan Baez compie oggi 80 anni. Auguri ad una delle voci più significative della musica folk e pop internazionale, ma soprattutto ad una strenua combattente contro le ingiustizie del mondo. Dalle battaglie politiche contro l’intervento USA in Indocina, a quelle contro la segregazione e la discriminazione razziale, contro la pena di morte,  e, in tempi recenti,  oggi alla contestazione civile contro il peggiore e più pericoloso presidente degli USA, Donald Trump.

Di lei si ricordano canzoni straordinarie, sia come autrice che come interprete: “Where Have All the Flowers Gone ?”, “Farewell Angelina”, We Shall Overcome”, “Here’s to You” -dedicata agli anarchici italiani Sacco e Vanzetti e musicato da Ennio Morricone-, Where Are You Now, My Son ?”, “Gracias alla Vida” di Violeta Parra, fino alla stupenda interpretazione con Bob Dylan della sua “Blowin’ in the Wind“, una delle più grandi canzoni del ‘900.

E non dimentichiamo il suo amore per l’Italia e la musica italiana, con diverse esibizioni con artisti del nostro paese, come Francesco De Gergori, Vinicio Capossela, a esibizioni in supporto di Emergency, a diversi concerti che hanno sempre avuto il tutto esaurito. Ed anche interpretazioni di brani italiani come “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè, “La donna cannone” di Francesco De Gregori, “Un ora d’amore” e “C’era una ragazzo che come me amava i Beatles ed i Rolling Stones” di Gianni Morandi.

Ricordo, come fosse ieri, di aver assistito a due concerti di Joan, il primo nella primavera del 1984 al Palasport (ricordo una pessima acustica) ed il secondo al Teatro Margherita di Genova nell’estate del 1986, dove oltre la scaletta, continuò a proporre dei bis anche improvvisando senza accompagnamento musicale.

Auguri Joan di continuare ancora a lungo la tua carriera e di essere sempre un punto di riferimento per chi crede nella democrazia e nella pace.

 

Joan Baez a Genova
Joan Baez a Genova -1986

 

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40 anni senza John Lennon

L’8 dicembre 1980 alle ore 23 circa a New York John Lennon stava rincasando, dopo una giornata di lavoro nel suo studio di registrazione, quando davanti all’atrio del Dakota Building, dove risiedeva, un giovane di nome Mark David Chapman esclamò: “Hey, mister Lennon”. John ebbe appena il tempo di girarsi mentre Chapman esplodeva 5 colpi di pistola verso di lui. Johon cadde a terra perdendo i sensi e fu subito soccorso e trasportato al Roosvelt Hospital dove in meno di un’ora morì.

Le motivazioni addotte dall’assassino furono diverse in divesi momenti, da quella in cui pensava così di liberarrsi da una “depressione cosmica”, a quella religiosa, riferita alla strofa di  Imagine ove si immagina un mondo senza religioni, all’invidia per una persona che aveva conseguito un successo planetario. Fu condannato ad almeno 25 anni di carcere,  ma tutt’ora è ristretto in quanto le sue richieste di libertà condizionata sono state sempre respinte.

Con quei 5 colpi di pistola moriva uno dei più importanti musicisti del XX secolo, sia per la sua attività nei Beatles, dove con Paul McCartney fu autore della maggior parte dei brani sia come testo che come musica, sia per quella da solista nel corso degli anni ’80 del XX secolo.

Non credo sia il caso di ricordare i successi dei Beatles, ma piuttosto la produzione come solista che fu permeata dal pacifismo, tanto che fu per anni dichiarato persona non gradita negli USA e, quando riuscì ad avere la “green card” sottoposto a costanti controlli da parte dell’FBI e di altre Agenzie federali.

Di questa produzione sono notevoli brani come “Power to the People” (1971) che divenne l’inno di chi era contrario all’imperialismo USA, e. dello stesso anno, la famosissima “Imagine“, considerata una dei brani più belli del XX secolo, per me il più bello. Nell’anno successivo John scrisse un’altro brano iconico “Merry Christmas (the war is over)“.

Non ho fino ad ora citato la persona più amata da John e che ne condizionò la vita: Yoko Ono, artista di origine giapponese. Secondo molti, ed io sono tra questi, Yoko Ono fu una concausa, e forse nache determinante, della separazione dei Beatles all’inizio degli anni ’70. Sappiamo che l’attività della band durò circa 10 anni, dal 1960 al 1970, per cui si può pensare cosa sarebbe potuto accadere negli anni della maturità artistica del quartetto, quali monumenti musicali avrebbero potuto creare.

Ma la storia non si può cambiare.

John Lennon
 

Imagine (1971)

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

Immagina che non ci sia alcun paradiso
E’ facile se ci provi
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi soltanto il cielo
Immagina tutta le gente
Che vive solo per l’oggi…Immagina che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o per morire
Ed anche nessuna religione
Immagina tutta la gente
Che vive la vita in pace…

Potresti dire che io sia un sognatore
Ma non sono l’unico
Spero che un giorno ti unirai a noi
Ed il mondo sarà come uno solo

Immagina che non ci siano proprietà
Mi domando se tu possa
Nessuna necessità di avidità o ingordigia
Una fratellanza di uomini
Immagina tutta le gente
Condividere tutto il mondo….

Potresti dire che io sia un sognatore
Ma non sono l’unico
Spero che un giorno ti unirai a noi
Ed il mondo sarà come uno solo.

 

 

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