I chiusini dell’acquedotto storico di Corso Paganini

Una curiosità del tratto urbano di Castelletto dell’acquedotto cono i chiusini di controllo che si trovano in Corso Paganini, lato di ponente, lungo il marciapiedi.
Sono in numero di 10, costruiti con pesante marmo in diverse parti staccabili, in modo che fosse più agevole aprire il varco ove qualcuno si calava per la manutenzione. Alcuni chiusini sono chiaramente numerati, altri non lo sono, e un paio non sembrano essere collocati nella giusta progressione.

Dal lato di Ponte Caffaro il primo chiusino è chiaramente indicato come il numero “2”, a cui segue il “3”. Poi gli altri, anche se un paio non è chiaro che numero abbiano.
Si arriva a Piazza Villa dove si nota un chiusino del tutto diverso dai precedenti, probabilmente dovuto ad un rifacimento successivo del marciapiedi, ma indicato con il numero “10”.

La condotta prosegue in Piazza Goffredo Villa, supera un palazzo ed arriva al piccolo ponte canale di Salita San Gerolamo (interessanti i bronzini con sportello), attraversa la spianata e scende giù verso il centro storico.

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Barchile di piazza Ponticello

I cinque barchili genovesi

Il barchile è una fontana marmorea posta quasi sempre al centro di una piazza importante, ad esempio quelle destinate a mercato. Per lo più venivano utilizzate per attingere acqua da portare a casa per le necessità domestiche, ma anche per lavare e ravvivare le verdure ed i pesci in vendita nel mercato. Secondo alcuni documenti sembra che a Genova vi fossero solo sette barchili ma si ha testimonianza di soli cinque, quelli che, con diverse avventure, sono giunte ai giorni nostri.

Erano altresì utilizzate, quelle vicine ai moli, dai marinai sbarcati per lavarsi il salino raccolto in mesi di navigazione.

Con le varie ristrutturazioni urbanistiche alcuni barchili furono distrutti, altri furono spostati qua e là nel centro di Genova fino alla collocazione attuale.

Il barchile di piazza Ponticello (poi in Campetto)

Dal 1643 un barchile, opera di Giovanni Mazzetti, si trovava in Piazza Ponticello (Ciassa de Pôntexellô). Esso presenta una colonna intarsiata terminante con teste d’ariete che sorreggono una ampia vasca decorata da maschere mitologiche, ognuna con zampilli versi il basso.

Al di sopra della vasca vi è una statua rappresentante un fauno che suona una conchiglia.

Alla base del barchile vi sono quattro rubinetti in bronzo ed ottone.

I cittadini che abitavano in case prive di collegamento ad un bronzino personale (in pratica la maggior parte…) attingevano dai rubinetti l’acqua da portare a casa propria. Questa funzione era spesso esercitata da donne robuste (camalle d’ægua) che lo facevano dietro pagamento.

L’acqua veniva fatta cadere dagli zampilli superiori in modo che le portatrici non dovessero piegarsi riempiendo così più facilmente i secchi che avevano sulla testa.

Si narra, inoltre, che all’alba alcuni lattai disonesti allungavano con acqua il latte giunto dalle campagne. Infine, sembra che nel barchile a fine mattinata le pescivendole (pesciæë) ambulanti lavavano i pesci rimasti per ravvivarne un po’ l’aspetto lasciando però un cattivo odore (odô de refrescûmme).

E’ possibile collocare piazza Ponticello nell’attuale assetto urbanistico: la piazza corrisponde più o meno allo slargo di Via Fieschi, vicino via XX settembre. Nella foto del 1909 è visibile il barchile nella sua collocazione originale. Con le ristrutturazioni urbanistiche del XX secolo, il barchile trovò la sua collocazione finale in Piazza Campetto.

L’acqua proveniva dal ramo di Castelletto dell’acquedotto, probabilmente da una derivazione nei pressi di Porta Soprana.

Barchile di piazza Campetto

Piazza Ponticello
Piazza Ponticello col barchile nel 1909

Il barchile di Ponte reale (poi in Piazza Colombo)

Il barchile di Ponte reale fu fatto costruire nel 1643 da Giovanni Battista Orsolino. Presenta un’ampia vasca ottagonale in marmo bianco con i bordi tondeggianti ed decorati da maschere mitologiche per gli zampilli che cadono in quattro vasche semicircolari.

Al centro un pilastro a base quadrangolare sorregge quattro delfini, da cui fuoriescono gli zampilli che cadono nella vasca, e a loro volta, sostenenti quattro cariatidi.

Sopra una coppa istoriata, di epoca successiva, entro la quale si erge la statua rappresentante una donna alata che suona una conchiglia.

Si tratta di una allegoria o personificazione della fama, intesa come maldicenza, calunnia o diceria. Essa è dotata di numerosi occhi, lingue ed orecchie, ed incarna il potere che ha la parola di propagarsi velocemente e costruire una versione della realtà distorta.

Il barchile era alimentato dal ramo del Molo dell’acquedotto, anche se in seguito fu aggiunto un flusso maggiore facendo seguito alle richieste delle navi che attraccavano ai moli.

Nel 1861 una ristrutturazione urbanistica interessò la zona di Caricamento e del Ponte reale, per cui il barchile fu spostato in Piazza Colombo, ove trovasi tuttora. Purtroppo la zona circostante al barchile è stata malauguratamente data in concessione a ristoranti della zona nel periodo pandemico, rovinando la vista della più bella fontana della città.

Il barchile di Ponte reale in Piazza Colombo

Il barchile di Ponte reale in Piazza Colombo

Il barchile di Ponte reale in Piazza Colombo

Il barchile di Ponte reale in Piazza Colombo

Il barchile di Piazza Soziglia (poi in Piazza Bandiera)

Fu costruito da Matteo Carlone nel 1587 in piazza Soziglia. A seguito delle proteste degli abitanti della piazza, fu spostato nella contigua piazza Lavagna e nello spostamento si perse la parte sommitale che rappresentava una sirena.

Nel 1725 fu aggiunto un gruppo marmoreo rappresentante Enea in fuga, con sulle spalle il padre Anchise ed il figlio Ascanio accanto all’eroe. Alla metà del XIX secolo il barchile fu trasferito in Piazza Fossatello e nel 1870 in Piazza Bandiera, allora sede del mercato ortofrutticolo.

Attualmente il barchile è al centro di un parcheggio, con un paio di stalli per auto addossati. Un vero insulto alla storia della città.

Il barchile ha base ottagonale con tre gradini ad arrivare ad una parte costituita da ampie lastre di marmo, quattro delle quali, alternate, portano una testa leonina che dovrebbe far zampillare l’acqua in quattro vasche semicircolari.

Al di sopra una colonna a base circolare sorregge il gruppo marmoreo.

Il barchile di Soziglia in Piazza Bandiera

Il barchile di Soziglia in Piazza Bandiera

Il barchile di Soziglia in Piazza Bandiera

Il barchile di Soziglia in Piazza Bandiera

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il toponimo è chiaro: in quella piazza si radunavano le “besagnine”, ovvero le contadine della piana del torrente Bisagno, per vendere i loro prodotti (a Km zero !!!).

Per questo nel 1695 fu da molti richiesto ai governanti di poter disporre di una fontana per lavare e ravvivare le merci.

Due anni dopo, nel 1697, come chiarisce l’incisione sul marmo, fu costruito un semplice barchile costituito da una colonna in marmo di Carrara a pianta quadrata ed un accenno di vasca, in pratica un bordo circolare di pochi centimetri.

Successivamente la colonna fu abbellita da una scultura di da Giovanni Tommaso Orsolino rappresentante un putto con avvinghiato un pesce, probabilmente una grossa murena.

Nel basamento un rubinetto consentiva di attingere acqua che arrivava, molto probabilmente, dal ramo delle Fucine dell’acquedotto secentesco.

Il barchile di piazza delle erbe è l’unico di Genova a non essere stato mai spostato dalla collocazione originale. Solo nel XIX, probabilmente nel 1871, secolo fu ruotata verso Piazza Nuova che in seguito diventò piazza Matteotti.

 

Donne in fila alla fontana di Piazza delle Erbe (II metà XIX secolo)

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il barchile di Piazza delle Erbe

Il barchile di Piazza Marsala

Una prima avvertenza: in alcuni siti il barchile che attualmente si trova in Piazza Marsala è confuso con quello risalente al 1536 e collocato in Piazza Nuova. Si tratta di due barchili differenti come da un interessante studio di Armando Di Raimondo e pubblicato nella rivista “A compagna” nel 2017 (http://www.acompagna.org/rivista/2017/index.htm).

Il barchile di cui parliamo risale al 1639 costruito da Rocco Pellone su incarico dei Padri eremitiani di Sant’ Agostino, allo scopo di abbellire il chiostro del loro convento.

Nel periodo della repubblica Ligure. 1797, il barchile fu trasferito all’Acquasola, nel cosiddetto “boschetto”, e lì rimase fino al 1869 quando trovò collocazione nello slargo di Via Palestro che prese il nome di Piazza Marsala.

In origine presentava una vasca di marmo bianco mistilinea con dentro un piedistallo costituito da 4 delfini aggrovigliati e sostenenti con le code una conchiglia. Dalle narici dei delfini sgorga uno zampillo d’acqua. La conchiglia era abbellita da quattro maschere, da cui sgorga acqua.

Sopra la conchiglia è presente un vaso che schizza l’acqua in alto.

In seguito la vasca marmorea fu sostituita da una in granito e tolto il vaso. In pratica, ad oggi, restano i delfini e la conchiglia.

Nel 2022 il barchile è stato oggetto di restauro, in particolare eliminando le concrezioni calcaree, la proliferazione di muschi ed i danni prodotti dallo smog. Le lastre della vasca sono state riportate all’originario colore grigio scuro dell’andesite, seondo quanto dichiarato dai restauratori, anche se a me sembrano troppo scure, probabilmente per presenza di basalto.

E’ plausibile che dopo la collocazione nella Piazza Marsala, l’acqua fosse attinta dall’acquedotto ottocentesco.

Il barchile di Piazza Marsala nei primi anni del XX secolo

Il barchile di Piazza Marsala

Il barchile di Piazza Marsala

Il barchile di Piazza Marsala

Raccolta fotografica

Barchile di piazza Campetto

Barchile di piazza Colombo

Barchile di piazza delle Erbe

Barchile di piazza Marsala

Barchile di piazza Bandiera

 

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Corso Italia: il degrado della pavimentazione

Corso Italia da da tempo avrebbe diventare una “promenade” come quella “Des Anglais” di Nizza o come la “Croisette” di Cannes. Invece è rimasta una passeggiata distante almeno 50/100 metri dal mare, spazio in cui, senza soluzione di continuità o quasi, vi sono stabilimenti balneari.

Comunque passeggiando sul marciapiedi lato mare è sempre gradevole, specie nelle giornate non estive, quelle un po’ uggiose o scaldate da un tiepido sole.

Una ventina di anni fa la pavimentazione del marciapiede a mare fu completamente rifatto, con ottimi risultati. Piastrelle color mattone scuro, altre più chiare vicine alle precedenti, altre a disegnare rose dei venti.

Qualche anno fa il sindaco Bucci decise di disegnare una pista ciclabile restringendo le corsie per le auto, sia dal lato mare che da quello a monte. Un idea davvero infausta, in quanto lo spazio per i pochi ciclisti era delimitato solo da una striscia bianca, e quindi la pericolosità per chi la percorreva era decisamente elevata.

Lo scorso anno lo stesso ineffabile sindaco decise per un rifacimento completo del marciapiede e delle corsie stradali a monte, creando in tal modo una pista ciclabile, rubando un po’ di spazio al marciapiede e un po’ alla corsia stradale.

Il lavori che dovevano essere conclusi prima dell’estate, sono stati completati in ritardo intono a metà agosto. Quello che ancora resta da completare sono le panchine con fioriere, visto che è stato scelto un tipo che è in orribile cemento e che dovrebbe essere rivestito di finto granito.

Di una cosa, però, non si parla: del marciapiede. Questo presenta diverse mattonelle divelte, altre spaccate, le giunture tra file di mattonelle si sono allargate tanto da consentire la crescita di erba all’interno, altar vegetazione è nata tra la pavimentazione e le balaustre, belle ma prive di manutezione e spesso usate come orinatoi di cani.

Insomma, il degrado del marciapiede è evidente e non si sa se si provvederà ad una adeguata manutenzione.

Questo è il risultato di anni di incuria da parte della amministrazione comunale che, sfortunatamente, è appena stata rieletta, per cui avrà davanti molti anni per proseguire nel favorire il degrado della città.

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Turisti alla Villetta Di Negro

Stamattina sono stato a passeggiare alla Villetta Di Negro. Come ho già scritto in altro articolo, la Villetta rappresenta per me un “luogo del cuore” avendo passato tra i suoi viali sia l’età della fanciullezza, sia quella dell’adolescenza.

Oltre a camminare un po’ al fresco dei maestosi alberi volevo approfittare per testare un obiettivo della mia fotocamera.

Era metà mattinata di domenica, ed ho subito notato che la Villetta era molto animata da molte persone, indubbiamente turisti. Come la cascata scenografica è una delle parti più apprezzate e sfondo per fotografie. Infatti una decina di persone era lì aspettando il “turno” per effettuare qualche foto o selfie. Mentre anche io attendevo, una giovane si guarda intorno per depositare una carta, forse una confezione di biscotti, nel contenitore dell’immondizia. Peccato che lo stesso, come da foto da me scattata, era stracolmo, probabilmente non svuotato da giorni.

La giovane, forse percependo il mio disagio di genovese, mi chiede se vi fosse vicino un’altro contenitore. Le rispondo: “I’m sorry, but there are no empty garbage cans here. You can try  in the upper area, at the end of this staircase“.

La ragazza con i suoi amici si incamminano per la salita, ed io seguo a breve distanza. Arrivati alla zona che si chiamava “del laghetto” o “della Bandiera“, vedo la fanciulla accanto ad un altro  contenitore ancora più strabordante di “rumenta“. Passo vicino, le sorrido, e le dico “This is Genoa… Ask Major Bucci“.

Per fortuna la fanciulla ha pensato bene di tenersi la cartaccia anzichè, come avrebbero fatto molti altri, gettarla per terra accanto al contenitore.

Scendo in altra parte della Villetta, sotto il Museo, e lì un gruppetto di persone, italiane, sedute su alcune panchine a riposare all’ombra. Anche lì l’unico contenitore è stracolmo, tra l’altro con un cartone dentro, e sento una signora, con in mano una bottiglietta di acqua minerale, chiedere “Ma non ci sono i contenitori per la differenziata ?

Da genovese mi sono vergognato. Ma, di certo, dovrebbe vergognarsi di più il sindaco bucci (minuscola voluta), che è interessato solo a inutili monorotaie, dissalatori, funivie, euroflore, supermercati e non si occupa dei beni storici della città, come sono i parchi e le ville comunali.

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Cosa c’è in via Cesare Corte ?

Via Cesare Corte è una strada della Circonvallazione a Monte di Genova, che si diparte da Corso Solferino e percorre il perimetro di Villa Gruber De Mari, fino a Salita Santa Maria della Sanità.

Una strada che non ha molta importanza, se non per lo strano muro di cui ho parlato in questo video. Proprio ieri mi sono accorto di un’altra stranezza. Dopo pochi metri dal Corso Solferino, la via Cesare Corte compie un’ampia curva delimitando un largo terrapieno, incolto, brullo, ma che presenta tre manufatti in metallo che sono, o dovrebbero essere, delle installazioni artistiche.

Se così è, perchè lasciarle arrugginire in un campo incolto ? Perchè non mettere una targa con il nome dell’artista ed il titolo dell’opera ?

Se invece non sono una installazione artistica, a cosa servono ?

Mistero….

P.S. in ogni modo qule terreno incolto fa veramente schifo e non si capisce perchè ASTER non provveda allo sfalcio e alla manutenzione.

Via Cesare Corte

Via Cesare Corte

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Villetta Di Negro: il degrado continua

Conosco molto bene la Villetta Di Negro, una delle più belle ed interessanti del centro di Genova. Alti alberi, ad esempio il platano monumentale, vialetti che corrono tra aiuole, tranquilli luoghi dove riposare al fresco in un gazebo o,semplicemente, su una panchina.

Come già scrissi ho passato buona parte della mia infanzia e della mia adolescenza nella Villetta, esplorandone ogni palmo ed ogni luogo lo ricordo come fosse oggi. A pochi metri dall’ingresso principale due laghetti che ospitavano cigni ed anatre, ora solo qualche tartaruga. Le voliere con diversi uccelli colorati, oggi abbandonate. Le grotte, dove si sperimentavano i primi rapporti con le ragazze, da decenni chiuse da inferriate. La cascata coreografica, quella per fortuna ancora funzionante, e la salita alla parte sommitale allora chiamata la “bandiera“.

E nella parte bassa il “quadrato” dove tra curatissime aiuole le mamme e le nonne solevano sedere sulle panchine mentre noi bambini correvamo a perdifiato nei vialetti, ben attenti a non calpestare le aiuole anche per la costante presenza di un vigile urbano.

Sì, perchè lì un alto pennone faceva sventolare la bandiera di Genova. Non molto tempo fa della bandiera non restava che una minima parte per cui inviai al Comune la segnalazione e devo dire che in poco tempo la bandiera fu sostituita. Peccato che sia stata usata una bandiera che dopo pochi mesi già presenta lacerazioni.

Sempre in quello spazio due elementi sono presenti: la pagoda e il laghetto con putto e pesce. Entrambe sono in condizioni penose da lungo tempo. La pagoda, da cui si gode una visione di piazza Corvetto e dell’Acquasola è chiusa da una rete in quanto alcune parti sono pericolanti.

Il laghetto da decenni non vede una goccia d’acqua, se non quella meteorica, sul pavimento aghi di pino, spazzatura ed un triste putto con pesce, che ha perso il suo colore originale del bronzo per acquistare quello della ruggine e lì resta in attesa di poter far zampillare ancora dal pesce un filo d’acqua.

Eppure ci vorrebbe poco: a cinque metri c’è la cascata e basterebbe una piccola condotta interrata per ridare al laghetto la sua dignità.

Già, ci vorrebbe poco, ma nemmeno quel poco è nelle intenzioni del Comune, in particolare dell’attuale sindaco Bucci, che non ha mai mostrato interesse per il bene comune costituito dai parchi e dalle ville comunali. E malauguratamente è stato rieletto, così possiamo già prevedere che nel prossimo quinquennio di mandato la bella Villetta Di Negro sarà lasciata al suo inevitabile degrado.

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Acquedotto storico: il ramo delle Fucine

Come visto in precedenza, l’acquedotto genovese una volta entrato in quella che oggi è nota come “Circonvallazione a monte”, si divideva in due rami. A ponente il ramo di Castelletto, a levante il ramo delle Fucine.

La divisione tra i due rami avveniva in quella che oggi è corso Magenta, in prossimità di via Mameli. Il ramo delle Fucine scendeva per il bosco dei Cappuccini verso la villetta Di Negro, alimentava la cascata scenografica, e si portava alle spalle di Palazzo Spinola, ora sede della Città metropolitana e della Prefettura.

Un tratto di condotta su archi è visibile accedendo in via Grenchen sul lato sinistro del palazzo della Città metropolitana (in pratica ove è l’autorimessa).

Da lì la condotta superava con un ponte canale salita Santa Caterina e si dirigeva con un percorso che non è più verificabile, verso la collina di Piccapietra, passando per le strade ove avevano sede sia tintori che fucine di metalli e passava accanto alla Porta Aurea, non più visibile.

Da lì la condotta si portava su Porta Soprana e proseguiva sul percorso delle mura medievali, su quella che oggi è chiamato passo delle Murette. Da notare che detto passo, pur pubblico, non è accessibile in quanto chiuso da un cancello che limita l’accesso ai soli abitanti.

Interessante osservare sul lato posteriore della Porta Soprana due cannoni d’acqua piombati.

Sotto il passo delle Murette, dal lato di levante, si possono osservare un arco tra edifici in vico Gattilusio e in salita di Coccagna, diversi bronzini numerati ed un lavatoio.

Dall’altro lato del passo delle Murette, in quelli chiamati Giardini Baltimora, si osservano i Lavatoi del Barabino o della Marina. Questi lavatoi erano posizionati alla fine di via della Marina, e furono spostati a seguito della trasformazione urbanistica della zona. Sono un reperto storico interessante in quanto risalgono al periodo della Repubblica di Genova, completati nel 1797.

Superata via Ravasco, la condotta si divideva in un tratto che alimentava la cisterna pubblica di piazza Sarzano ed una che passava dapprima per vico San Salvatore, inserendosi tra gli edifici, e poi per Campopisano.

Da lì proseguiva per le mura delle Grazie, fino alla cisterna che si trovava interrata sotto la piazza omonima.

Percorso

Ramo delle fucine

Foto

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Acquedotto storico di Genova: da Castelletto al Molo

Ripartiamo dal ponte-canale che attraversa salita San Gerolamo, a pochi metri da piazza Goffredo Villa. La condotta in quel punto mira a ponente per un percorso non più individuabile, ma che probabilmente passava parallela a salita alla Spianata di Castelletto.

Infatti, quasi al termine della ripida discesa, è possibile osservare, dietro un cancello, una serie di bronzini, ciascuno identificato con un numero ed uno da una targa metallica recante la scritta “SPEDALI CIVILI“.

La discesa termina in salita dell’Acquidotto e svoltando a destra si osserva un archivolto tra i palazzi posti ai lati. Questo archivolto è la prosecuzione della condotta; si notano alcuni bronzini, una scala metallica a pioli (inchiavardata al muro con una serratura antifurto) ed una porta le cui chiavi erano in possesso degli aventi diritti.

Sotto l’archivolto inizia salita della Rondinella che presenta subito, dopo 10 metri, un interessante manufatto: il “castello d’acqua“.

Questo è un manufatto in ferro da cui si dipartono diversi tubi che vanno alle varie utenze. Il castello consente una ripartizione dell’acqua in modo che tutti ne abbiano una quantità uguale. E’ un vero peccato che il castello sia in pessime condizioni, arrugginito e avvolto da piante infestanti.

Da quel punto la condotta scendeva, arrivava all’attuale via Cairoli, superandola con un ponte-canale, si addentrava nella zona di vico Croce bianca, poi per via delle Fontane fino alla Porta dei Vacca che superava con un arco teso tra le due torri, proseguendo verso levante lungo l’attuale via Gramsci.

Arrivata alla zona di Sottoripa la condotta correva su numerosi archi, alcuni dei quali sono tutt’ora visibili. Un arco della condotta è visibile anche allo sbocco di vico del Campo sulla via Gramsci, tra i due palazzi.

Interessante osservare nella facciata del palazzo di piazza Caricamento che fa angolo con via al Ponte reale, un troglietto che serviva per derivare l’acqua a più utenze, probabilmente ad una fontana vicino alla calata, dove le navi potevano approvvigionarsi.

Tale fontana o barchile fu spostata in piazza Colombo, in quanto con il rifacimento dei moli aveva perso la sua utilità

Anche qui, sulla facciata del palazzo di piazza Caricamento, è ancora esistente una porta di ispezione, le cui chiavi erano disponibili solo ai manutentori del tratto.

La condotta proseguiva sotto Palazzo San Giorgio, ove l’acqua era utilizzata per muovere i macchinari della zecca della repubblica genovese, e poi fino a via del Molo dove è presente la Fontana del Molo.

Questa fontana, a forma di parallelepipedo, presenta molti bronzini con lastre identificative in marmo, una edicola dedicata a San Giovanni, e sul lato verso mare un punto di prelievo pubblico per coloro, per altro la maggioranza dei cittadini, non avevano bronzini privati.

Percorso

Foto

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