Zecchino d'oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro; era una gara canora organizzata da frati di Bologna e trasmessa nel primo ed unico canale della televisione di Stato. Negli anni ’60 del boom economico, quando la televisione entrò con forza nelle case degli italiani, alcune ore del pomeriggio erano dedicate alla “TV dei ragazzi” dove erano trasmessi telefilm americani, cartoni animati ed anche serie originali italiane.

Lo Zecchino d’oro si inseriva annualmente in quello spazio ed era una delle trasmissioni più seguite. Lo presentava uno dei primi presentatori e registi televisivi, Cino Tortorella che, per dare un tono allegro alla trasmissione indossava un colorato vestito a calzamaglia con mantello svolazzante e brillantini sui capelli.

Il programma prevedeva l’esibizione di bambini con canzoni inedite, aiutati da un coro di altri bambini, ed alla fine la canzone migliore veniva premiata.

Tutto finiva lì, i bambini avevano il loro quarto d’ora di notorietà che non durava, appunto, lo spazio di qualche giorno, poi ritornavano a scuola, e non erano certo invitati a talk show o ad altre esibizioni.

Infatti quasi nessuno della mia età ricorda i nomi dei piccoli cantanti, ma ricorda più facilmente il titolo qualche canzone, sia che abbia vinto o no. Ad esempio “Quarantaquattro gatti”, “Popoff”, “Il pulcino ballerino”.

Gli anni di maggior successo furono la decade ’60 anche se lo Zecchino d’oro ha proseguito oltre arrivando, con diversi cambi di formato, ai giorni nostri.

Perché mi è tornato alla mente quel periodo e quella trasmissione? Soltanto perché mi è capitato di vedere su Youtube l’esibizione di una bambina decenne, forse ancor più giovane, di cui evito di fare il nome, che mi ha lasciato alquanto perplesso, specie paragonandola a quelle di sessant’anni fa.

La bambina in questione ha indubbie capacità sceniche e canore, ma si esibisce truccatissima, con vestiti più adatti ad una donna, quanto meno nella prima giovinezza; balla con altri suoi coetanei, maschi e femmine, parimenti agghindati, le movenze appaiono spesso provocanti, i testi delle canzoni sono pieni di sottointesi e trattano esclusivamente di presunti amori e fidanzamenti, non fanno esplicito riferimento al sesso ma talvolta lo sottintendono come qualcosa di desiderato.

Questo pare accadere con frequenza in diverse città italiane, dove questi bambini emulano i cantanti “neomelodici”, si esibiscono in feste di compleanno, ricorrenze, matrimoni e battesimi ed hanno un buon seguito tra i loro coetanei.

Leggendo i commenti ai video su Youtube, accanto a quelli che, giustamente, criticano l’esposizione di questi bambini anche paragonandole a pedofilia, ve ne sono altri di ammiratori ed ammiratrici che ne vorrebbero seguire le orme.

Ovviamente le famiglie di questi bambini sovraesposti ben se ne guardano da bloccare queste esibizioni, in quanto ne traggono un beneficio economico, ma non si rendono conto dei pericoli in cui possono incorrere.

Ed allora dovrebbe essere lo Stato ad occuparsene, attraverso indagini dei servizi sociali, con indagini fiscali su tutto ciò che ruota intorno, al fine di verificare se questi bambini possano incorrere in pericoli e se non siano superati i limiti previsti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

L’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza sono forse i periodi più belli della vita, quelli in cui si costruisce la propria personalità, il proprio futuro, ma vanno vissuti serenamente evitando di crearsi falsi miti ed illusioni.

Per questo non solo le famiglie, spesso di modeste risorse e scarsa cultura, come penso sia nel caso riportato, ma anche le istituzioni devono vigilare affinché non vi sia un abietto sfruttamento di bambini ed adolescenti.

ADDENDUM: dopo aver pubblicato queste considerazioni ho avuto modo di leggere diversi articoli sulla bambina. Tutti, nessuno escluso, facevano riferimento all’età, agli abiti indossati, alle movenze, in particolare per diversi accenni di “twerking”, ed anche il pericolo che potrebbe correre la bambina nel caso le sue speranze di successo duraturo non si realizzassero.

Qualche giorno fa su Twitter Selvaggia Lucarelli ha pubblicato un video girato dai genitori della bimba nel quale la madre sosteneva che tutto era sotto controllo, che la figlia era il numero uno della musica neomelodica, che tutte le critiche sono dovute unicamente all’invidia.

Cosa dire in merito ? Beh, già vedendo il video si nota che le quattro persone in auto, i due genitori e due probabili filmmaker, non indossano le mascherine nè utilizzano le cinture di sicurezza. Aggiungiamo che la scarsa conoscenza della lingua italiana, sia nella grammatica che nella sintassi, con un invito finale a bersi una “birra croccante”, denotano l’infimo livello culturale dei genitori.

Come ha scritto qualcuno, talvolta i figli che abbiano una qualche dote naturale, bella voce, bell’aspetto, capacità sportive. etc., sono visti dai genitori come un mezzo di riscatto sociale. La possibilità di essere conosciuti, rispettati, favoriti, il successo, pur effimero, di un figlio o figlia si riflette anche sui genitori riscattando per riflesso una vita grigia ed anonima.

Un tempo questo comportamento genitoriale era prerogativa dei padri che vedevano nei loro figli dei novelli Pelè nel gioco del calcio o Federer nel tennis; ora, in particolare per le bambine, il coinvolgimento è maggiore per le madri che spesso, come nel caso in oggetto, traslano sulle figlie i loro sogni irrealizzati: essere famose, ma anche ricche, eleganti, desiderate, sexy, a la page.

E’ chiaro che nessuno vuol vietare a genitori di avere aspettative anche di alto livello per i propri figli, non solo, come sarebbe meglio, nell’ambito educativo e della formazione per il loro futuro, ma anche, avendone le doti, nel campo artistico e sportivo.

Quello che non è tollerabile è il voler forzare queste doti, ad esempio in campo sportivo con aiuti farmacologici, o nel campo artistico creando un personaggio glamour se non peggio, col pericolo reale di essere un invito ai pedofili del Web.

Il link al video di Youtube e ai relativi commenti è: https://twitter.com/i/status/1354737602134495235

 

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Tim Bernes-Lee

Il Web ha 30 anni

Il 12marzo 1989,Tim Berners-Lee, ingegnere che lavorava al Cern di Ginevra propose il documento ”Information Management: A Proposal”, per il progetto di un software per la condivisione universale e libera di documenti in formato ipertestuale.

Dalla sua intuizione nasceva l’idea del Web, meglio del World Wide Web, che si sarebbe sviluppata con le sue ricerche fino alla pubblicazione il 6 agosto 1991 del primo sito Web online.

Tim Bernes-Lee può essere riconosciuto come uno dei più importanti scienziati del XX secolo, per l’impatto sociale che ha avuto la sua intuizione.

Il Web come è ora è però disconosciuto da Tim, il quale ritiene che abbia avuto il sopravvento l’aspetto commerciale su quello della libera condivisione di informazioni e materiali. Un altro motivo di allarme è il fatto che informazioni personali o materiali propri (es. foto, video,documenti) sono raccolti e mantenuti non dagli autori stessi, ma da società esterne che possono utilizzarli per propri scopi.

Per questo motivo Tim sta lavorando al MIT di Boston ad un progetto chiamato Solid (social linked data), un insieme di convensioni ed applicazioni open source che creano un sistema decentralizzato. Ogni utente o gruppo di utente può decidere dove mantenere i propri dati ed averne il controllo completo ed averne il controllo completo.

Ogni utente, infatti, può disporre di un Solid POD, ovvero uno spazio ove contenere propri materiali e scegliere se questi siano conservati in un server personale, aziendale o presso un provider.

Lo stesso utente ha la facoltà di decidere quali applicazioni possano accedere ai dati del Solid POD in lettura o lettura/scrittura. Lo spostamento del Solid POD da un provider ad un altro può avvenire direttamente senza che il provider stesso possa vietare l’operazione o, parimenti, sapere quali dati siano trasferiti.

Per installare in locale un server Solid è possibile seguire queste istruzioni.

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