Sandro Pertini

Buon compleanno Sandro Pertini

Il 25 settembre 1896 nasceva a Stella San Giovanni Sandro Pertini, una delle più luminose figure del ‘900: combattente nella I guerra mondiale, antifascista, autorevole membro della Resistenza, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente della Repubblica.

Un uomo che definire un gigante è riduttivo, soprattutto se paragonato ai politici attuali.

Rimane viva in me la campagna per le elezioni politiche del 1972 e l’onore di averlo potuto conoscere.

Sicuramente attuale questa sua frase:

“Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui.”

Quindi con i fascisti, e con chi ne condivida in parte o in tutto l’ideologia, non deve esistere alcun dialogo; essi non possono essere minimamente considerati parte di uno stato democratico, ma solo nemici da combattere senza esclusione di colpi per eliminarli definitivamente dalla faccia della Terra.

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Kostas Georgakis

50 anni dal sacrificio di Kostas Georgakis

La notte del 19 settembre 1970 in piazza Matteotti a Genova, verso le ore 3 alcuni netturbini videro un lampo e delle fiamme levarsi dalla scalinata del Palazzo Ducale. Si avvicinarono e videro la sagoma di un uomo bruciare e delle grida che dicevano: “Viva la Grecia libera”, “Morte ai tiranni”, “L’ho fatto per la mia Grecia”. Il giovane fu soccorso e portato in ospedale, ma le gravi ustioni lo condussero velocemente alla morte.

Kostas Georgakis era uno studente ventiduenne di Corfù, iscritto e frequentante la facoltà di Geologia dell’Università di Genova. Come è noto in quel momento in Grecia al potere, a seguito di un colpo di stato, vi erano i “Colonnelli”, che avevano instaurato una sanguinaria dittatura. Kostas, come molti altri studenti greci a Genova era oppositore della dittatura, iscritto anche all’Unione di Centro.

Il clima in quei giorni non era certo sicuro per questi studenti in quanto al consolato greco di Genova erano stati inviati dal regime agenti speciali col compito di raccogliere informazioni sulle attività degli oppositori.

Molti di questi erano spesso ospiti per le loro riunioni di sezioni del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano.

Alloar ero iscritto alla Federazione Giovanile Socialista (FGSI) ed ebbi modo di conoscere uno degli esponenti di spicco degli studenti greci, Iannis Zisssimos. Spesso lo accompagnavo con la moto a riunioni e in una di quelle ebbi modo di conoscere Kostas. Ricordo perfettamente che l’impressione che ebbi fu quella di trovarmi di fronte ad un giovane molto preoccupato per la situazione e nel suo viso era evidente una patina di tristezza.

Infatti si venne a sapere che Kostas temeva per la sua famiglia, la quale aveva già subito delle minacce da parte della polizia dei colonnelli, tanto che fu loro vietato di inviare al giovane soldi per il suo mantenimento.

E’ chiaro che il sacrificio di Kostas fu dettato sia dalla paura che la sua famiglia potesse subire guai peggiori, oltre a quello di far sapere al mondo che vi era chi combatteva anche da lontano la dittatura.

Ricordo benissimo il funerale, la manifestazione che seguì, e le lacrime dei suoi compagni di studio. Ricordo ancora ora cosa mi disse Iannis Zissimos: “Non abbiamo capito quanto soffrisse e quanto fosse il suo amore per la Patria”

Kostas lasciò ad un amico una lettera in cui scrisse” Sono sicuro che presto o tardi i popoli europei capiranno che un regime fascista come quello greco basato sui carri armati non rappresenta solo un’offesa alla loro dignità di uomini liberi ma anche una continua minaccia per l’Europa…. Non voglio che questa mia azione venga considerata eroica poichè è niente altro che una situazione di mancata scelta. D’altra parte risveglierà forse alcune persone alle quali farà vedere in che tempi viviamo.

In Piazza Matteotti c’è una lapide in ricordo del sacrificio di Kostas Georgakis, purtroppo scolorita dal tempo e sarebbe il caso che il Comune di Genova si facesse carico del restauro.

Kostas Georgakis

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Dachau 1984:il viaggio, il freddo, la memoria

A 36 anni dall’effettuazione del primo viaggio all’estero per l’Istituto Tecnico Statale “In memoria dei morti per la patria” di Chiavari, riporto un articolo già pubblicato nel sito Web dell’Istituto, sperando che gli alunni di allora, ormai adulti di (quasi) mezza età, possano ricordarselo e tenere a mente le atrocità commesse dai nazi-fascisti, affinchè non si abbiano  a ripetere.  Parimenti un ricordo dei colleghi che allora collaborarono e parteciparono all’iniziativa e a quella successiva del 1985.

Nell’ormai lontano anno scolastico 1983-1984 fu nominato Preside dell’Istituto il prof. Silvano Tagliaferri. Il prof. Tagliaferri restò solo due anni a capo dell’Istituto, prima di ritornare nella sua zona d’origine, il Parmense, ove tutt’ora è Dirigente scolastico all’Istituto tecnico statale per geometri Rondani di Parma, ma in quei due anni diede un notevole impulso al rinnovamento dell’Istituto.

In quest’ottica fu possibile organizzare il primo viaggio d’istruzione all’estero. Il viaggio fu organizzato dallo scrivente e dal prof. Sergio Picchio, allora docente di Costruzioni, ed aveva come meta Monaco di Baviera.

Diversi furono gli obiettivi didattici e culturali del viaggio, partendo da una visita approfondita al Deutsches Museum, uno dei più importanti musei della Scienza e della Tecnica, passando alla visita della Città Olimpica, in particolare per studiare le tensostrutture dello stadio di calcio, per completarsi in un giro della città e dei sui siti culturali più importanti.

Considerando che a pochi chilometri da Monaco si trova Dachau, sede del primo lager nazista, ritenni opportuno proporre una visita a quel sito, al fine di far conoscere direttamente agli alunni esempi di quello che furono gli strumenti utilizzati dai nazisti per perpetrare l’olocausto.

Al viaggio parteciparono oltre agli organizzatori, il Preside Tagliaferri, i prof. Renata Armanino e Carlo Silvestri, una trentina di alunni di diverse classi dei trienni ed alcuni genitori.

Il viaggio si svolse dal 27 al 2 marzo 1984, con un viaggio interminabile in autobus. La partenza avvenne a mezzanotte, in modo da avere un giorno in più di tempo, e prevedeva una sosta ad Innsbruck per il pranzo.

Il periodo scelto, forse un po’ improvvidamente, non era dei migliori in quanto la temperatura era decisamente rigida.

Giunti a destinazione, in un albergo decisamente poco ospitale, dedicammo il primo giorno alla visita al Deutsches Museum e al centro di Monaco, con cena serale in una birreria.

La mattina del 29 febbraio, era anno bisestile, ci recammo con l’autobus a Dachau.  La giornata era decisamente grigia e fredda e avvicinandosi al sito sembrava peggiorare ulteriormente. Lo spirito degli alunni, nel tragitto di andata, era come sempre spensierato, ma appena scesi di fronte al cancello del lager un assoluto mutismo colse i partecipanti.

Ingresso Dachau
Ingresso Dachau, Il motto, tristemente famoso, del lager

Dopo una breve visita al museo che si trova all’ingresso, dove vennero date alcune spiegazioni sulla storia del campo, iniziata il 20 marzo 1933, sul numero di prigionieri che vi passarono, probabilmente più di 200000, dapprima prigionieri politici, comunisti, socialisti, sindacalisti, intellettuali, poi prigionieri provenienti dai paesi invasi dai nazisti, e sul numero approssimato di persone che lì persero la vita, probabilmente più di 40/50000.

Il campo è, in pratica, una enorme distesa chiusa da fossati e filo spinato, con le piazzole dove allora erano poste le baracche, baracche che furono distrutte alla Liberazione e ricostruite solo in pochi esemplari.

Mappa Dachau
Mappa Dachau

Il freddo e la neve, come si vede dalle foto, rappresentavano in modo assolutamente inequivocabile il tormento al quale erano soggetti gli internati, ma il momento più carico di significato e di tensione emotiva fu la visita alla costruzione che ospitava le camere a gas e quella, ancor più terribile, dove era il crematorio.

Ricordo, a distanza di oltre 20 anni, una ragazza di quinta geometri vacillare alla vista delle bocche dei forni, appoggiarsi ad una compagna ed uscire piangendo. La tensione tra tutti era palpabile, materiale.

Dopo aver visitato una baracca, ci dirigemmo al museo ove fu possibile osservare diversi reperti, quali i simboli che differenziavano i vari detenuti, le divise, le cose sottratte ai detenuti, i mezzi di tortura e foto che raffiguravano esperimenti pseudo-scientifici fatti sui detenuti.

!945:Liberazione
1945:Liberazione

Al termine della visita chiesi agli alunni cosa avessero provato, ma dai silenzi e dagli sguardi capii che lo scopo della visita, quello di mostrare gli orrori di un passato allora ancora vicino, l’abiezione che aveva colto molti uomini nei confronti di altri uomini, le responsabilità di chi ancora non voleva ammettere quello che era successo, aveva colto nel segno.

Alcune foto fatte dallo scrivente

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Salvador Allende

Salvador Allende: 47 anni dall’uccisione

L’ 11 settembre del 1973 il Presidente del Cile Salvador Allende moriva durante l’assalto ed il bombardamento da parte di militari golpisti.

Si concludeva, nel più tragico dei modi, il governo di Unidad Popular nato dalle democratiche elezioni del 1970 ed iniziava una delle più efferate dittature del XX secolo, con a capo il generale Augusto Pinochet, che con metodi brutali, torture, esecuzioni sommarie, detenzioni, restò al potere fino fino al 1990.

Il golpe fu orchestrato dal governo USA, in particolare dal Segretario di stato Henry Kissinger e dal Presidente Richard Nixon che ritenevano contro gli interessi americani un governo a prevalenza socialista, un Presidente che si definiva marxista, amico di Fidel Castro e, soprattutto, per evitare che governi simili potessero nascere in altri paesi dell’America latina.

Da non dimenticare l’influenza delle teorie neoliberiste dei Chicago Boys che furono da Pinochet assoldati per annullare le nazionalizzazioni volute da Allende, a partire da quella più importante delle miniere di rame (Nacionalización de la Gran Minería del Cobre del 1971).

L’11 settembre 1973 l’epilogo con l’assalto al palazzo presidenziale della Moneda, il suo bombardamento aereo, Salvador Allende ed i suoi collaboratori a difendere il palazzo eretto a simbolo della democrazia con fucili e mitra, cadendo sotto i colpi dei militari.

Salvador Allende morì ucciso nell’attacco, secondo altre ipotesi suicidandosi per non farsi prendere vivo. L’una e l’altra versione simboleggiano la grandezza dell’Uomo, il suo non volersi arrendere di fronte a militari che avevano tradito il loro giuramento.

Allende entra di diritto nel novero dei grandi del XX secolo come esempio di rivoluzionario per via democratica.

Personalmente ricordo di quei giorni una manifestazione autoconvocata di studenti e lavoratori davanti al consolato cileno a Genova, in Via D’Annunzio e le successive assemblee universitarie. Ricordo anche il più famoso gruppo musicale cileno, gli Inti Illimani, che si trovavano in tournee in Italia dove trovarono asilo politico.

Ben diverso il destino di un altro grande esponente della musica andina, Victor Jara, sostenitore di Allende, che fu catturato dai militari golpisti, torturato brutalmente ed, infine, ucciso il 16 settembre.

L' 11 settembre del 1973 il Presidente del Cile Salvador Allende moriva durante l'assalto ed il bombardamento da parte di militari golpisti.  Si concludeva, nel più tragico dei modi, il governo di Unidad Popular nato dalle democratiche elezioni del 1970 ed iniziava una delle più efferate dittature del XX secolo, con a capo il generale Pinochet, che con metodi brutali, torture, esecuzioni sommarie, detenzioni, restò al potere fino fino al 1990.  Il golpe fu orchestrato dal governo USA, in particolare dal Segretario di stato Henry Kissinger e dal Presidente Richard Nixon che ritenevano contro gli interessi americani un governo a prevalenza socialista, un Presidente che si definiva marxista, amico di Fidel Castro e, soprattutto, per evitare che governi simili potessero nascere in altri paesi dell'America latina.  Da non dimenticare l'influenza delle teorie neoliberiste dei Chicago Boys che furono da Pinochet assoldati per annullare le nazionalizzazioni volute da Allende, a partire da quella più importante delle miniere di rame (Nacionalización de la Gran Minería del Cobre del 1971).  L'11 settembre 1973 l'epilogo con l'assalto al palazzo presidenziale della Moneda, il suo bombardamento aereo, Salvador Allende ed i suoi collaboratori a difendere il palazzo eretto a simbolo della democrazia con fucili e mitra, cadendo sotto i colpi dei militari.  Salvador Allende morì ucciso nell'attacco, secondo altre ipotesi suicidandosi per non farsi prendere vivo. L'una e l'altra versione simboleggiano la grandezza dell'Uomo, il suo non volersi arrendere di fronte a militari che avevano tradito il loro giuramento.  Allende entra di diritto nel novero dei grandi del XX secolo come esempio di rivoluzionario per via democratica.  Personalmente ricordo di quei giorni una manifestazione autoconvocata di studenti e lavoratori davanti al consolato cileno a Genova, in Via D'Annunzio  e le successive assemblee universitarie. Ricordo anche il più famoso gruppo musicale cileno, gli Inti Illimani, che si trovavano in tournee in Italia dove trovarono asilo politico.  Ben diverso il destino di un altro grande esponente della musica andina, Victor Jara, sostenitore di ALlende, che fu catturato dai militari golpisti, torturato brutalmente ed, infine, ucciso il 16 settembre.

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Buon compleanno Sen.Liliana Segre

Oggi la Senatrice a vita Liliana Segre compie 90 anni. Un traguardo importante che avrebbe potuto non raggiungere mai se non fosse riuscita a scampare alla violenza omicida di nazisti e fascisti.

Del suo internamento nel lager di Auschwitz-Birkenau, degli orrori visti e del fatto che solo 25 dei 760 bimbi ebrei italiani internati ad Aushwitz riuscirono a tornare, dopo qualche anno di silenzio, coltivò la memoria dell’Olocausto, incontrando specialmente giovani nelle scuole.

Alla Senatrice Liliana Segre auguro lunga vita e di poter disporre delle forze necessarie a continuare il suo lavoro.

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Segregazione razziale 2020

E’ di oggi la notizia che alcuni rappresentanti e deputati della Lega hanno chiesto al Prefetto di Bergamo che sia vietato l’uso degli autobus pubblici delle valli bergamasche, in particolare della Val Brembana, ai migranti, con status di richiedenti asilo, ospiti della Casa San Giuseppe di Sedrina.

La motivazione è che i migranti sono ben robusti ed occupano più posti, a scapito dei valligiani.

Chissà perchè tutto questo mi fa venire in mente la segregazione razziale che nello scorso secolo era presente in molti stati del Sud degli USA, oltre che in Sud Africa o nell’allora Rhodesia.

Quel razzismo è stato se non completamente cancellato, almeno limitato e, comunque, contrastato dalle leggi di quei paesi.

Ora i razzisti della Lega vorrebbero riproporlo nella nostra Italia. Bisogna impedirlo a tutti i costi.

 

Segregazione Bus
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Prima pagina di molti quotidiani

Oggi quasi tutti i giornali ignorano o trattano in fondo alla pagina l’anniversario della morte di Angelo Vassallo, sindaco di #Pollica ucciso dalla mafia e che ancor oggi attende giustizia; in compenso pubblicano in prima pagina la malattia di un pregiudicato, puttaniere con minorenni e colluso con la mafia.

Quando il gossip prevale sulla lotta alla mafia.

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