Roma Ladrona

Il Meridione e la Lega

La Lega (ex Lega Nord) nelle ultime competizioni elettorali ha ottenuto un notevole aumento di voti rispetto il recente passato, in particolare nelle regioni del sud dell’Italia.

Non ho idea di come saranno i risultati delle elezioni per il Parlamento Europeo -i seggi si chiuderanno tra poche ore- e, francamente spero non siano esaltanti per loro; tuttavia credo sia interessante ragionare sul fatto che i cittadini delle regioni del Meridione possano votare per la Lega.

E’ questo un partito che è nato con lo scopo della secessione del nord Italia, segnatamente della cosiddetta “Padania” e che solo recentemente ha modificato la sua ideologia in una sovranista e nazionalista, con connotati di vero razzismo e profondamente antieuropea

Credo che i sociologi ed i politologi nei prossimi anni riusciranno a dare una risposta scientifica a quanto è accaduto ed accade, ma a me resta un dubbio: quello che gli italiani, o la maggior parte di essi, abbia la memoria storica un po’ corta.

Sono bastati 70 anni o poco più, quindi un periodo molto breve per la storia, per far dimenticare a molti cosa sia stata la dittatura fascista, quali danni abbia causato, dalle leggi razziali alla entrata in guerra a fianco di Hitler.

Molti hanno dimenticato che gli italiani sono stati per oltre un secolo, e lo sono ancor oggi, un popolo di migranti e quali umiliazioni abbiano dovuto sopportare chi era emigrato in Svizzera, Germania, Belgio.

Parimenti molti sembrano essersi dimenticati di quanto accaduto  dal 1992 in poi con la crisi della I repubblica, con “Mani pulite” e le inchieste giudiziarie sulla corruzione a tutti i livelli, da quello centrale a quelli periferici.

E soprattutto, molti concittadini del Meridione pare abbiano dimenticato i beceri attacchi da parte di esponenti dell’allora Lega Nord e del suo fondatore Bossi nei confronti di Roma, dei meridionali accusati di essere ladri, mafiosi, sfaticati, insulti reiterati da altri esponenti leghisti, quasi fosse un mantra.

Agli slogan come “Roma Ladrona” “Forza Etna (o Vesuvio)” hanno preso il posto altri più concilianti, ad esempio “Prima gli italiani” ed altri più truci e di effetto come “Porti chiusi”, “Stop ai migranti”.

Ed allora, come spiegare il consenso ottenuto da Salvini nelle regioni del sud Italia ?

Il Meridione da sempre, e non solo per colpa dei suoi abitanti, ha vissuto in condizioni di scarsa legalità e di abbandono da parte dello Stato centrale, che ha saputo solo costruire cattedrali nel deserto, come il porto di Gioia Tauro o consentire la nascita di poli industriali fortemente inquinanti, come Taranto, Bagnoli, Priolo, Gela.

E in questa situazione da sempre si sono insinuate le varie mafie, vero cancro del Meridione e non solo.

Un partito che sposi politiche di condono edilizio, quando in quelle regioni l’abusivismo è massivo, oppure la riduzione dei controlli sugli appalti, in modo che amministratori pubblici possano più facilmente aiutare gli amici e, per finire, l’ipotesi di una “flat tax” al 15%, per altro insostenibile per le finanze dello Stato, ed, infine, stenda un velo sui livelli di inquinamento industriale sicuramente può attrarre voti interessati.

Una delle politiche più aberranti è, poi, quella di far credere a chi si trovi in una situazione di svantaggio che la causa sia di altri che vivono in una situazione peggiore palesando la possibilità che aiuti a questi ultimi siano sottratti ai primi.

E chi meglio dei migranti dai paesi del terzo mondo dove siano guerre, fame, discriminazioni religiose o politiche può interpretare meglio il ruolo di usurpatore dei diritti dei “penultimi” ?

“Ultimi” che devono, per Salvini, essere ricacciati in un paese in guerra, la Libia, dove vengono sottoposti a detenzioni crudeli ma che, in altri casi, sono utili all’economia del sud Italia, come ad esempio chi è occupato nella raccolta di pomodori, uva ed agrumi, in condizioni spesso di vero sfruttamento.

Oltre a questa politica di odio basterebbe solo ricordare gli slogan di cui ho già parlato ma, soprattutto, quanto ha scritto e detto Salvini in tempi non lontani, e di cui sotto è riportato un collage, per domandare: “Cari amici meridionali, ma siete davvero così stupidi da fidarvi di Salvini?”

Io spero di no; spero che l’obnubilamento dato dalle false promesse leghiste possa sparire, in modo che il Meridione possa davvero intraprendere un percorso di riscatto sociale, partendo dalle bellezze naturali e storiche, dalle capacità dei suo cittadini e, soprattutto, sconfiggendo definitivamente le mafie e chi le sostiene.

Il neofascismo oggi

Alcuni fatti preoccupanti sono avvenuti nei giorni scorsi: Il primo è avvenuto una decina di giorni fa a Salerno, nei pressi di una piazza ove doveva tenere un comizio il ministro leader della Lega (Nord ?) Salvini. Dai balconi di una casa è stato esposto da alcuni ragazzi uno striscione rosso che riportava un verso della celebre canzone di Pino Daniele ‘O scarrafone, scritta nel 1991, “Questa lega è una vergogna“.

 

Lo striscione di Salerno

Una semplice frase di dissenso politico, non certo un insulto. Ciò nonostante alcuni agenti della Digos sono entrati nella casa ed hanno rimosso lo striscione sotto lo sguardo impaurito della anziana proprietaria dell’appartamento.

Qualche giorno dopo, a Brembate, in provincia di Bergamo, altri giovani hanno appeso a due finestre un lenzuolo con la scritta “Non sei il benvenuto“. Anche in questo caso, dovendosi tenere lì vicino un comizio dell’onnipresente Salvini, altri agenti della Digos hanno fatto intervenire i vigili del fuoco che, utilizzando una gru a cestello, hanno levato lo striscione.

Proteste da parte dei dissidenti, ma anche dei rappresentanti sindacali dei vigili del fuoco che hanno sottolineato che la rimozione non rientra nei loro compiti, non essendoci una situazione di pericolo.

Solo dopo qualche giorno il questore di Bergamo ha chiarito che la rimozione del lenzuolo/striscione è avvenuta solo per precauzione, per impedire che la scritta potesse creare risentimenti da parte dei leghisti accorsi (sempre meno) al comizio.

Il lenzuolo-striscione di Brembate

Le domande che mi sento di fare e che giro al questore di Bergamo ed al Capo della Polizia Gabrielli, anche se difficilmente leggeranno, è questo: Chi ha deciso che la scritta potesse essere causa di risentimenti, quando nemmeno c’era scritto chi non fosse benvenuto ? Poteva essere indirizzata al maltempo, alla suocera, alla parietaria ? Perchè immaginarla destinata a Salvini ? Forse troppa accondiscendenza nei confronti del proprio ministro ?

E poi, perchè ogni critica o civile contestazione nei confronti del leader leghista è subito repressa, sia anche semplicemente un fischio o cantare “Bella ciao“, mentre a Verona a fine marzo un leghista ha minacciato ed insultato una poliziotta e non è stato nemmeno fermato ? O perchè striscioni di organizzazioni nazifasciste come CasaPound o Forza nuova insultanti Papa Francesco in via della Conciliazione sono stati tollerati ? Per non dire di quelle ridicole commemorazioni in orbace e con saluti romani presso la tomba del criminale Mussolini, fatti che, comunque, configurano il reato di apologia del fascismo ed i cui responsabili mai sono fermati e denunciati dai prodi agenti della Digos ?

Ma veniamo al fatto più grave. Una docente di Lettere dell’ITIS Vittorio Emanuele III, in Palermo, (a proposito: ma esistono ancora scuole intitolate al secondo criminale che firmò le leggi razziali e che scappò vigliaccamente da Roma ?) nell’ambito delle attività per la Giornata della Memoria fece fare ad una delle sue classi, se non erro una prima, una ricerca sulle leggi razziali del 1938. La ricerca, svolta in autonomia e solo con la supervisione della docente si completò in una presentazione. In tale presentazione una slide, qui riportata, metteva a confronto le leggi razziali del 1938 con il “decreto sicurezza” del governo attuale.

La slide incriminata

Non risulta che vi fossero esplicite accuse di fascismo per gli attuali governanti, in particolare per Salvini; tuttavia in un account social legato al mondo neofascista è stata riportata la notizia e subito esponenti leghisti sono insorti chiedendo al ministro dell’Istruzione di intervenire. Alla fine di una veloce inchiesta l’Ufficio scolastico provinciale ha sanzionato la docente per “Omessa vigilanza degli alunni” con la sospensione per 15 giorni.

Per prima cosa vorrei dichiarare la mia totale solidarietà alla Collega ed ai suoi alunni e la più completa disapprovazione a quanto deciso dal MIUR.

La mia solidarietà in quanto non vedo nulla di male confrontare le leggi razziali del 1938 con il “decreto sicurezza” e con quello che sta per essere proposto, per evidenziarne le differenze ma anche le simili connotazioni razziste.

Se le leggi del 1938 erano indirizzate agli Ebrei, espellendoli dalle scuole, dalle università e dalle professioni liberali, ponendo le basi per quello che accadde pochi anni dopo con le deportazioni, i decreti attuali hanno come obiettivo colpire esseri umani provenienti da paesi in guerra, ove vi siano discriminazioni religiose o, semplicemente, la fame, ostacolando ogni possibile inserimento nel tessuto sociale, bloccando le iniziative di salvataggio in mare, contro ogni legge del mare e ogni sentimento di umanità.

L’articolo 33 della Costituzione ha nel suo incipit: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.” Ne consegue che la docente di Palermo aveva ed ha tutto il diritto di insegnare, in modo assolutamente libero, cosa fossero le leggi razziali ed anche di raffrontarle con altre leggi o decreti dei giorni nostri. Un raffronto non prevede che vi sia uguaglianza totale, ma, appunto, vedere se vi siano delle correlazioni o delle differenze.

Non risulta che la collega abbia cercato di inculcare nei suoi alunni le proprie idee, tanto è vero che la sanzione è per “omessa vigilanza degli studenti”. In pratica le si dice: “Doveva stare attenta che nessun alunno criticasse Salvini“.

Quanto accaduto è davvero scandaloso: la frazione leghista del governo sta cercando in tutti i modi di silenziare le critiche e le contestazioni che, invece, stanno montando sempre più. Vorrebbero nella scuola il ritorno ai “balilla”, al “pensiero unico: Dio, Patria, Famiglia”, al negazionismo sugli orrori del nazifascismo e al minimizzare l’importanza della Resistenza nella liberazione dell’Italia.

Non ho alcuna intenzione nel nascondere la mia completa avversione a Salvini, che giudico razzista, anti-democratico, anti-europeista, sovranista, cinico, misogino, omofobico e odiatore seriale; e queste, per me, sono le caratteristiche di un fascista. Forse un fascista diverso da quelli delll’avvento della dittatura o da quelli repubblichini, ma non di meno pericoloso per la democrazia.

Quindi ben venga chi lo contesta in modo non violento, chi ne metta in evidenza le malefatte (vedi ad esempio l’uso indiscriminato di mezzi della polizia per recarsi a comizi di partito), sperando che questa forma di Resistenza sia sufficiente.

Se ciò non dovesse essere sufficiente, bisognerà ripercorrere le strade dei nostri padri o nonni che seppero con indomito coraggio e senza pensare alle conseguenze, lottare fino alla vittoria finale contro i nazisti ed i fascisti.

La Liberazione di Genova

La Liberazione di Genova

Il 23 aprile 1945 ebbe inizio l’insurrezione che portò nei due giorni successivi alla resa delle forze armate tedesche nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale.

La presenza di militari tedeschi era cospicua per numero, dai 25 ai 30 mila, che per armamenti.

Le forze partigiane di città , inquadrate nei GAP, Gruppi di Azione Patriottica (formazioni legate ai diversi schieramenti politici), utilizzate prevalentemente per azioni di sabotaggio e delle SAP, Squadre di Azione Patriottica simili alle precedenti ma più ridotte nel numero di aderenti. A questi erano pronte ad unirsi le formazioni di montagna, prevalentemente inquadrate nelle Brigate Garibaldi.

Il numero complessivo di insorti non superava, al momento i 5000, con armamenti quasi sempre leggeri.

Nonostante la predominanza di uomini e mezzi il comandante della piazza di Genova, il generale Günther Meinhold, si rese conto che la difesa della città non era possibile e difficile anche la fuga, in quanto le strade che portavano a nord, a partire dalla Camionale per Milano, erano bloccate dai Partigiani. Da sud, pur lentamente, stavano muovendosi le truppe alleate, per cui il generale tentò una mediazione che consentisse ai tedeschi di allontanarsi, in cambio non sarebbe stato distrutto il porto, già minato.

La mediazione fu condotta  dal cardinale Boetto e dal vescovo ausiliare Siri, ma, nella notte del 23 aprile, il CNL bocciò tale proposta dando al contempo l’ordine di sciopero generale e di insurrezione.

Il giorno successivo, il 24 aprile, dalla prima mattina iniziarono gli scontri sia con armi leggere che con mortai. I Partigiani conquistarono diverse posizioni strategiche, seppur non ancora sufficienti a dare il controllo a tutta la città.

Il 25 aprile, dall’alba, ripresero cruenti gli scontri e le formazioni partigiane conquistarono diversi punti strategici. Nel frattempo una buona parte dei militari tedeschi, compreso il comandante, era bloccato nella fuga a Savignone dalle brigate partigiane ivi operanti. Meihnold fu raggiunto da un giovane partigiano, Carmine Alfredo Romanzi, successivamente docente di Microbiologia all’Università di Genova e per anni Rettore magnifico, che gli consegno una lettera del cardinale Boetto ed una proposta di resa al CNL.

Meihnold, vedendo che non vi era possibilità alcuna di ritirata, fece ritorno a Genova e alle 19.30 del 25 aprile si incontrò a Villa Migone, nel quartiere di San Fruttuoso, con i rappresentanti del CNL, e firmò insieme al comandante partigiano Remo Scappini l’atto di resa incondizionata.

Genova fu la prima città italiana a liberarsi da sola imponendo ai tedeschi la resa senza condizioni.

Tre giornate tra le più luminose della storia del ‘900 che oggi, di fronte ai rigurgiti neofascisti, favoriti dal governo fascio-leghista, devono essere degnamente celebrate, in quanto da quella lotta sono nate la Repubblica democratica ed antifascista e la sua Costituzione, considerata una delle migliori al mondo.

Purtroppo l’errore che fu fatto alla fine della guerra fu quello di non estirpare completamente il cancro del fascismo, credendo che una riconciliazione nazionale fosse possibile. Invece, dopo 70 anni, le metastasi si sono riprodotte, sotto una diversa e per certi versi più subdola forma. Questo si evidenzia con il ridimensionare la valenza storica della Resistenza, utilizzando anche falsi storici, cercando di equiparare dal punto di vista ideale sia chi combatté dalla parte giusta che ci fu alleato e complice dei nazisti.

Sappia chi sta portando avanti questo osceno progetto che i nipoti dei Partigiani, educati ai valori della Democrazia e della Resistenza, sapranno fare come i loro nonni, affrontando e sconfiggendo ancora una volta, senza paura né remore, il fascismo in tutte le sue forme.

Atto di resa

“In Genova il giorno 25 aprile 1945 alle ore 19:30, tra il sig. Generale Meinhold, quale Comandante delle Forze Armate Germaniche del settore Meinhold, assistito dal Capitano Asmus, Capo di Stato Maggiore, da una parte; il Presidente del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria, sig. Remo Scappini, assistito dall’avv. Errico Martino e dott. Giovanni Savoretti, membri del Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria e dal Maggiore Mauro Aloni, Comandante della Piazza di Genova, dall’altra; è stato convenuto:

  1. Tutte le Forze Armate Germaniche di terra e di mare alle dipendenze del sig. Generale Meinhold si arrendono alle Forze Armate del Corpo Volontari della Libertà alle dipendenze del Comando Militare per la Liguria;
  2. la resa avviene mediante presentazione ai reparti partigiani più vicini con le consuete modalità e in primo luogo con la consegna delle armi;
  3. il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si impegna ad usare ai prigionieri il trattamento secondo le leggi internazionali, con particolare riguardo alla loro proprietà personale e alle condizioni di internamento;
  4. il Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria si riserva di consegnare i prigionieri al Comando Alleato anglo-Americano operante in Italia.

Documento in quattro esemplari di cui due in italiano e due in tedesco

Roberto Saviano

#IoStoConSaviano

Roberto Saviano è stato denunciato dal ministro Salvini per averlo definito “Ministro di Mala Vita”. Lo stesso Salvini oggi si è sottratto, con un voto politico del Senato, al giudizio di un magistrato per i reati di cui è stato denunciato in relazione al caso della nave Diciotti.

Da un lato un ministro terrorizzato dall’idea di poter essere processato e condannato si fa assolvere politicamente dai suoi compari, evitando quindi di comparire davanti al suo giudice naturale, come vorrebbe la Costituzione.

Dall’altro lato uno scrittore, fortemente critico nei confronti di questo governo ed in particolare della politica razzista e sovranista di Salvini, accetta di essere giudicato per una denuncia fatta non dal ministro in quanto persona ma su carta intestata del ministero.

Di fronte allo squallore umano (se di fattore umano si può parlare, aggettivo quanto mai inopportuno per il ministro) non esiste che una sola scelta: #IoStoConSaviano.

Sandro Pertini

Buon compleanno Sandro Pertini

Il 25 settembre 1896 nasceva a Stella San Giovanni Sandro Pertini, una delle più luminose figure del ‘900: combattente nella I guerra mondiale, antifascista, autorevole membro della Resistenza, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente della Repubblica.

Un uomo che definire un gigante è riduttivo, soprattutto se paragonato ai politici attuali.

Rimane viva in me la campagna per le elezioni politiche del 1972 e l’onore di averlo potuto conoscere.

Salvador Allende

Salvador Allende: 45 anni dall’uccisione

L’ 11 settembre del 1973 il Presidente del Cile Salvador Allende moriva durante l’assalto ed il bombardamento da parte di militari golpisti.

Si concludeva, nel più tragico dei modi, il governo di Unidad Popular nato dalle democratiche elezioni del 1970 ed iniziava una delle più efferate dittature del XX secolo, con a capo il generale Augusto Pinochet, che con metodi brutali, torture, esecuzioni sommarie, detenzioni, restò al potere fino fino al 1990.

Il golpe fu orchestrato dal governo USA, in particolare dal Segretario di stato Henry Kissinger e dal Presidente Richard Nixon che ritenevano contro gli interessi americani un governo a prevalenza socialista, un Presidente che si definiva marxista, amico di Fidel Castro e, soprattutto, per evitare che governi simili potessero nascere in altri paesi dell’America latina.

Da non dimenticare l’influenza delle teorie neoliberiste dei Chicago Boys che furono da Pinochet assoldati per annullare le nazionalizzazioni volute da Allende, a partire da quella più importante delle miniere di rame (Nacionalización de la Gran Minería del Cobre del 1971).

L’11 settembre 1973 l’epilogo con l’assalto al palazzo presidenziale della Moneda, il suo bombardamento aereo, Salvador Allende ed i suoi collaboratori a difendere il palazzo eretto a simbolo della democrazia con fucili e mitra, cadendo sotto i colpi dei militari.

Salvador Allende morì ucciso nell’attacco, secondo altre ipotesi suicidandosi per non farsi prendere vivo. L’una e l’altra versione simboleggiano la grandezza dell’Uomo, il suo non volersi arrendere di fronte a militari che avevano tradito il loro giuramento.

Allende entra di diritto nel novero dei grandi del XX secolo come esempio di rivoluzionario per via democratica.

Personalmente ricordo di quei giorni una manifestazione autoconvocata di studenti e lavoratori davanti al consolato cileno a Genova, in Via D’Annunzio e le successive assemblee universitarie. Ricordo anche il più famoso gruppo musicale cileno, gli Inti Illimani, che si trovavano in tournee in Italia dove trovarono asilo politico.

Ben diverso il destino di un altro grande esponente della musica andina, Victor Jara, sostenitore di Allende, che fu catturato dai militari golpisti, torturato brutalmente ed, infine, ucciso il 16 settembre.

L' 11 settembre del 1973 il Presidente del Cile Salvador Allende moriva durante l'assalto ed il bombardamento da parte di militari golpisti.  Si concludeva, nel più tragico dei modi, il governo di Unidad Popular nato dalle democratiche elezioni del 1970 ed iniziava una delle più efferate dittature del XX secolo, con a capo il generale Pinochet, che con metodi brutali, torture, esecuzioni sommarie, detenzioni, restò al potere fino fino al 1990.  Il golpe fu orchestrato dal governo USA, in particolare dal Segretario di stato Henry Kissinger e dal Presidente Richard Nixon che ritenevano contro gli interessi americani un governo a prevalenza socialista, un Presidente che si definiva marxista, amico di Fidel Castro e, soprattutto, per evitare che governi simili potessero nascere in altri paesi dell'America latina.  Da non dimenticare l'influenza delle teorie neoliberiste dei Chicago Boys che furono da Pinochet assoldati per annullare le nazionalizzazioni volute da Allende, a partire da quella più importante delle miniere di rame (Nacionalización de la Gran Minería del Cobre del 1971).  L'11 settembre 1973 l'epilogo con l'assalto al palazzo presidenziale della Moneda, il suo bombardamento aereo, Salvador Allende ed i suoi collaboratori a difendere il palazzo eretto a simbolo della democrazia con fucili e mitra, cadendo sotto i colpi dei militari.  Salvador Allende morì ucciso nell'attacco, secondo altre ipotesi suicidandosi per non farsi prendere vivo. L'una e l'altra versione simboleggiano la grandezza dell'Uomo, il suo non volersi arrendere di fronte a militari che avevano tradito il loro giuramento.  Allende entra di diritto nel novero dei grandi del XX secolo come esempio di rivoluzionario per via democratica.  Personalmente ricordo di quei giorni una manifestazione autoconvocata di studenti e lavoratori davanti al consolato cileno a Genova, in Via D'Annunzio  e le successive assemblee universitarie. Ricordo anche il più famoso gruppo musicale cileno, gli Inti Illimani, che si trovavano in tournee in Italia dove trovarono asilo politico.  Ben diverso il destino di un altro grande esponente della musica andina, Victor Jara, sostenitore di ALlende, che fu catturato dai militari golpisti, torturato brutalmente ed, infine, ucciso il 16 settembre.