Allende e Boric

La Sinistra torna la potere in Cile

In Cile la Sinistra democratica ha vinto le elezioni presidenziali. Gabriel Boric, 35 anni, sconfigge con il 55% dei voti lo sfidante della destra più conservatrice che non ha mai nascosto la sua ammirazione per il boia Pinochet, colui che nel 1973 rovesciò il legittimo governo di Unidad Popular guidato da Salvador Allende.

Una bella notizia per iniziare la settimana, ed anche sapere quanto starà rodendo il fegato ai fascisti nostrani che avevano auspicato la vittoria della destra.

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Bambine afghane

Gli occhi di queste bambine…

Gli occhi di queste bambine afghane hanno sete di conoscenza. I talebani avevano promesso che le donne sarebbero presto ritornate ai loro lavori e ai loro studi. Sono passati dei mesi e nulla è cambiato: le donne afghane sono segregate in casa, non possono lavorare nè tantomeno studiare.

I paesi occidentali sembrano aver dimenticato l’Afghanistan, pur avendo la responsabilità di averlo abbandonato alla mercè dei tagliagola integralisti. Ora è tempo di agire, non si può più aspettare nè credere alle false promesse dei talebani.

Queste bambine con i loro occhi ce lo stanno gridando.

Bambine afghane

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John Lennon

Imagine: 50 anni

Il 9 settembre 1971 uscì negli USA il secondo LP di John Lennon dopo lo scioglimento dei Beatles. L’album conteneva 10 tracce e la prima del lato A era Imagine, che avrebbe dato il nome al disco stesso.

L’11 ottobre 1971 venne pubblicato negli USA ed in Europa il 45 giri di Imagine. E’ da molti (e da me) considerata una delle più belle (forse la più bella) canzone della seconda metà del ‘900. Il disco non ebbe in Italia il successo che avrebbe meritato e che ha avuto postumo, tanto che nella Hit Parade fu superato dal “Ballo del tuca tuca” di Raffaella Carrà e da una canzone di Nicola di Bari.

Il testo di Imagine è un grande inno alla convivenza, alla pace, e contro tutto ciò che divide gli uomini, a iniziare dalle religioni, e può considerarsi il testamento di quel grande autore che è stato John Lennon.

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Sandro Pertini

Sandro Pertini: 125° dalla nascita

Il 25 settembre 1896 nasceva a Stella San Giovanni Sandro Pertini, una delle più luminose figure del ‘900: combattente nella I guerra mondiale, antifascista, autorevole membro della Resistenza, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente della Repubblica.

Un uomo che definire un gigante è riduttivo, soprattutto se paragonato ai politici attuali.

Rimane viva in me la campagna per le elezioni politiche del 1972 e l’onore di averlo potuto conoscere.

Sicuramente attuale questa sua frase:

“Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui.”

Quindi con i fascisti, e con chi ne condivida in parte o in tutto l’ideologia, non deve esistere alcun dialogo; essi non possono essere minimamente considerati parte di uno stato democratico, ma solo nemici da combattere senza esclusione di colpi per eliminarli definitivamente dalla faccia della Terra.

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Quarto Stato

L’inno “L’Internazionale”

L’Internazionale compie quest’anno 150 anni. Non parlo della squadra di calcio milanese, ma di quello che unanimemente è considerato l’inno dei lavoratori.

Esso fu composto nel 1871 in ricordo della Comune di Parigi.

La Comune di Parigi fu un’esperienza di autogoverno popolare che si svolse tra il marzo ed il maggio di quell’anno, che vide nella capitale francese nascere una forma di autogestione di stampo socialista e libertario. La Comune fu repressa con violenza dall’esercito francese, con circa 30000 morti, migliaia di condannati al carcere o alla deportazione in prigioni lontane.

In ricordo di quei fatti il poeta Eugène Pottier scrisse un inno che nei primi tempi fu cantato sulla musica della Marsigliese, ma che fu in seguito musicata da Pierre de Geyter.

Il testo, ovviamente in francese, si rivolge ai “Dannati della Terra” incitandoli a lottare contro i padroni e gli sfruttatori per raggiungere la libertà e l’eguaglianza sociale.

La versione italiana non è una semplice traduzione, ma presenta un testo del tutto diverso, pur ricorrendo le stesse tematiche e la stessa citazione all’Internazionale, nelle strofe: “L’Internationale sera le genre humain” e “L’Internazionale / futura umanità”.

L’inno fu adottato subito dalla Seconda Internazionale, una organizzazione internazionale dei partiti socialisti e dei lavoratori che ebbe vita tra il 1889 e il 1916 e, per questo, esso è erroneamente da molti considerato un inno comunista, mentre era ed è socialista.

Ricorrendo, come detto, il 150 anniversario della scrittura dell’Internazionale mi è capitato di trovare su YouTube una versione particolare ma che ritengo molto bella. Si tratta di un video registrato dagli studenti e docenti della Tsinghua University in Cina, in cui oltre che nella lingua cinese, l’inno è cantato in diverse altre, purtroppo non in italiano.

Il video di cui parlo è questo:

 

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Gino Strada

E’ morto Gino Strada

E’ improvvisamente morto, all’età di  73 anni, il dottor Gino Strada, fondatore della ONG Emergency. Dopo gli studi di medicina si era dedicato alla chirurgia delle ferite da guerra, soprattutto nei confronti dei civili inermi. Iniziò a collaborare con la Croce Rossa Internazionale in vari teatri di guerra, dai Balcani all’Afghanistan fino al Corno d’Africa.

In seguito Gino Strada aveva fondato la ONG Emergency per la riabilitazione delle persone con danni di guerra. Emergency nel corso degli anni si è sempre distina per la sua presenza, spesso come unico presidio sanitario, nei teatri di guerra, con la costruzione di ospedali e cliniche di riabilitazione.

Una volta Gino Strada affermò di non essere un pacifista, ma di essere contrario alle guerre. Una fine distinzione che gli rende merito.

Vorrei ricordarlo con una sua frase: “Se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerra a buttare fuori gli uomini dalla storia”.

Spero sia doverosamente ricordato dallo Stato Italiano come uno degli Italiani migliori degli ultimi decenni, anche da coloro che spesso lo hanno denigrato per la sua opera.

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Via Palestro

Genova G8 2001:quando la Democrazia fu sospesa

Vent’anni fa, dal 19 al 22 luglio 2001 a Genova, in occasione del summit dei capi di stato e di governo degli 8 stati economicamente più potenti della Terra, la democrazia e la Costituzione italiana furono sospese.

Già dagli ultimi anni del XX secolo erano nati in tutto il mondo movimenti popolari contro la globalizzazione, l’imperante neoliberismo, la dittatura economica nei confronti del terzo mondo, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Nel 1999 a Seattle e nel 2001 a Davos vi furono significative proteste, in alcuni casi sfociate anche in scontri con le forze dell’ordine.

Per il summit del 2001 fu scelta Genova e, propriamente, il Palazzo Ducale come sede. Una scelta improvvida, in quanto si sarebbe dovuta creare una “zona rossa” in tutto il centro, comprendendo anche il centro storico e la zona portuale.

I movimenti contrari al summit, costituitisi nel Genoa Social Forum, dichiararono la volontà di essere presenti a Genova per protestare civilmente chiedendo ai rappresentanti degli 8 paesi economicamente predominanti una inversione di rotta delle politiche economiche e sociali.

Erano rappresentate diverse anime della protesta, da quelle di matrice cattolica, fortemente interessate al riequilibrio economico col terzo mondo e alla cancellazione del debito di questi paesi, ad altre reti contrarie alla globalizzazione e allo sfruttamento intensivo delle risorse, fino a gruppi sedicenti anarchici con la non celata intenzione di una protesta anche violenta, intesa come azioni atte ad espugnare la zona rossa ed accedere ai luoghi del summit.

Quello che accadde in quei giorni è stato ampiamente documentato e dibattuto. Fatti come la morte di Carlo Giuliani, la macelleria messicana perpetrata dalle forze dell’ordine alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto sono noti a tutti e fiumi di inchiostro sono stati versati, per cui la mia intenzione è solo quella di testimoniare ciò che ho visto in prima persona, pur non partecipando direttamente alle proteste.

Per prima cosa, alcune foto che allora feci in Via Assarotti, Via Palestro e Piazza Dante ai reticolati che chiudevano gran parte del centro della città, dividendo chi era dentro da chi era fuori. Già questo poteva essere considerato una violenza alla Costituzione, in particolare all’articolo 16: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”. Appunto: ragioni politiche.

La seconda, di cui purtroppo non ho una documentazione fotografica, è quanto ho potuto osservare in Piazza Manin. Nei giardini della piazza erano accampate una ventina di persone, donne ed uomini appartenenti a una organizzazione cattolica. Nel pomeriggio del 21 (non sono certo della data), da casa mia udii delle urla rimbombare dalla valle. Erano dei “black bloc” che si stavano dirigendo verso il carcere di Marassi. Udii anche lo scoppio di qualche petardo e vidi nuvole di lacrimogeni. Dopo poco gli antagonisti si diressero verso la lunga Scalinata Montaldo, probabilmente per cercare di raggiungere nuovamente il centro. Da casa mia mi diressi verso Piazza Manin e li vidi passare per dirigersi verso Corso Armellini inseguiti da un discreto numero di celerini e guardie di finanza. Questi però non seguirono gli antagonisti, ma visto che nei giardini vi erano le tende e il gruppo di appartenenti alle organizzazioni religiose, pensarono bene di devastare le tende e, soprattutto, manganellare i poveretti che se ne stavano lì tranquilli.

Molti residenti, come me, assistettero alla cosa, gridando ripetutamente agli agenti di smettere, che quelli erano persone del tutto estranee agli scontri, ma nulla valse.

Quegli agenti presi da un furore animalesco, continuarono a manganellare, finché. forse per il fatto che vi erano diversi testimoni, abbandonarono la preda dirigendosi verso via Assarotti.

Nella mia vita credo di non aver mai assistito ad una così brutale violenza da parte di tutori dell’ordine. E le cronache dicono che non fu un caso isolato visto ciò che stava accadendo in varie parti della città, financo ciò che  accadde alla scuola Diaz ed alla caserma di Bolzaneto.

“Macelleria messicana” la definì il procuratore della repubblica Enrico Zucca, a significare qualcosa che non poteva che essere perpetrato da bestie disumane.

Certo, dei fatti di Genova ne portano la responsabilità morale sia il governo Berlusconi-Fini, sia gli alti gradi in comando delle forze dell’ordine (per altro quasi sempre non perseguiti ma premiati), ma colpevoli lo sono stati  quei sadici agenti che con la violenza gratuita tradirono la loro divisa, ed il giuramento fatto alla Repubblica.

Oggi, dopo 20 anni, sono necessarie dai vertici della Polizia “Trasparenza e consapevolezza”. E’ quello che il sostituto procuratore generale Enrico Zucca chiede ai vertici della polizia di Stato “per dimostrare davvero di aver voltato pagina”.

I fatti di Genova del 2001 sono stati qualificati dai Tribunali, Corte di appello, Cassazione e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo come torture. E le torture sono, senza alcuna giustificazione, inammissibili in un paese civile.

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