molecole inorganiche

Note di nomenclatura chimica “vintage”

Nei primi anni ’80 del secolo scorso, quando insegnavo all’Istituto tecnico statale di Chiavari nel corso Geometri, mi resi conto che i libri di testo di chimica erano lacunosi per quanto riguardava la nomenclatura chimica inorganica, parte del programma della classe prima.

Decisi allora di predisporre una dispensa che potesse essere utile agli studenti nello studio. Allora l’Istituto disponeva solo di un computer con sistema operativo CP/M ed uno dei primi Commodore, ma non di un programma di wordprocessing che potesse scrivere le formule.

Usai, pertanto, il sistema più semplice: la macchina da scrivere e, per alcune correzioni, la penna.

Le dispense vennero prima distribuite come fotocopie, poi rimpicciolite con la fotocopiatrice, impaginate a libretto e consegnate a ciascun studente.

Nella sezione della Didattica della Chimica di questo sito un PDF lo avevo già pubblicato, ma era una seconda versione, quella a libretto. La prima l’ho ritrovata, stampata, nei giorni scorsi, per cui mi è sembrato simpatico pubblicarla come PDF.

Note d nomenclatura chimica inorganica
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Reazioni di ossidoriduzione

Reazioni di ossidoriduzione e loro bilanciamento

Dopo una ventina di anni dalla sua prima stesura, pubblico nel blog, per dargli la giusta evidenza, un interessante documento su come bilanciare le reazioni di ossidoriduzione. Chi volesse scaricare il PDF può trovarlo nei “Materiali didattici” della sezione “Didattica della Chimica.

Reazioni di Ossidoriduzione

 

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Zecchino d'oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro

C’era una volta lo Zecchino d’oro; era una gara canora organizzata da frati di Bologna e trasmessa nel primo ed unico canale della televisione di Stato. Negli anni ’60 del boom economico, quando la televisione entrò con forza nelle case degli italiani, alcune ore del pomeriggio erano dedicate alla “TV dei ragazzi” dove erano trasmessi telefilm americani, cartoni animati ed anche serie originali italiane.

Lo Zecchino d’oro si inseriva annualmente in quello spazio ed era una delle trasmissioni più seguite. Lo presentava uno dei primi presentatori e registi televisivi, Cino Tortorella che, per dare un tono allegro alla trasmissione indossava un colorato vestito a calzamaglia con mantello svolazzante e brillantini sui capelli.

Il programma prevedeva l’esibizione di bambini con canzoni inedite, aiutati da un coro di altri bambini, ed alla fine la canzone migliore veniva premiata.

Tutto finiva lì, i bambini avevano il loro quarto d’ora di notorietà che non durava, appunto, lo spazio di qualche giorno, poi ritornavano a scuola, e non erano certo invitati a talk show o ad altre esibizioni.

Infatti quasi nessuno della mia età ricorda i nomi dei piccoli cantanti, ma ricorda più facilmente il titolo qualche canzone, sia che abbia vinto o no. Ad esempio “Quarantaquattro gatti”, “Popoff”, “Il pulcino ballerino”.

Gli anni di maggior successo furono la decade ’60 anche se lo Zecchino d’oro ha proseguito oltre arrivando, con diversi cambi di formato, ai giorni nostri.

Perché mi è tornato alla mente quel periodo e quella trasmissione? Soltanto perché mi è capitato di vedere su Youtube l’esibizione di una bambina decenne, forse ancor più giovane, di cui evito di fare il nome, che mi ha lasciato alquanto perplesso, specie paragonandola a quelle di sessant’anni fa.

La bambina in questione ha indubbie capacità sceniche e canore, ma si esibisce truccatissima, con vestiti più adatti ad una donna, quanto meno nella prima giovinezza; balla con altri suoi coetanei, maschi e femmine, parimenti agghindati, le movenze appaiono spesso provocanti, i testi delle canzoni sono pieni di sottointesi e trattano esclusivamente di presunti amori e fidanzamenti, non fanno esplicito riferimento al sesso ma talvolta lo sottintendono come qualcosa di desiderato.

Questo pare accadere con frequenza in diverse città italiane, dove questi bambini emulano i cantanti “neomelodici”, si esibiscono in feste di compleanno, ricorrenze, matrimoni e battesimi ed hanno un buon seguito tra i loro coetanei.

Leggendo i commenti ai video su Youtube, accanto a quelli che, giustamente, criticano l’esposizione di questi bambini anche paragonandole a pedofilia, ve ne sono altri di ammiratori ed ammiratrici che ne vorrebbero seguire le orme.

Ovviamente le famiglie di questi bambini sovraesposti ben se ne guardano da bloccare queste esibizioni, in quanto ne traggono un beneficio economico, ma non si rendono conto dei pericoli in cui possono incorrere.

Ed allora dovrebbe essere lo Stato ad occuparsene, attraverso indagini dei servizi sociali, con indagini fiscali su tutto ciò che ruota intorno, al fine di verificare se questi bambini possano incorrere in pericoli e se non siano superati i limiti previsti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176.

L’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza sono forse i periodi più belli della vita, quelli in cui si costruisce la propria personalità, il proprio futuro, ma vanno vissuti serenamente evitando di crearsi falsi miti ed illusioni.

Per questo non solo le famiglie, spesso di modeste risorse e scarsa cultura, come penso sia nel caso riportato, ma anche le istituzioni devono vigilare affinché non vi sia un abietto sfruttamento di bambini ed adolescenti.

ADDENDUM: dopo aver pubblicato queste considerazioni ho avuto modo di leggere diversi articoli sulla bambina. Tutti, nessuno escluso, facevano riferimento all’età, agli abiti indossati, alle movenze, in particolare per diversi accenni di “twerking”, ed anche il pericolo che potrebbe correre la bambina nel caso le sue speranze di successo duraturo non si realizzassero.

Qualche giorno fa su Twitter Selvaggia Lucarelli ha pubblicato un video girato dai genitori della bimba nel quale la madre sosteneva che tutto era sotto controllo, che la figlia era il numero uno della musica neomelodica, che tutte le critiche sono dovute unicamente all’invidia.

Cosa dire in merito ? Beh, già vedendo il video si nota che le quattro persone in auto, i due genitori e due probabili filmmaker, non indossano le mascherine nè utilizzano le cinture di sicurezza. Aggiungiamo che la scarsa conoscenza della lingua italiana, sia nella grammatica che nella sintassi, con un invito finale a bersi una “birra croccante”, denotano l’infimo livello culturale dei genitori.

Come ha scritto qualcuno, talvolta i figli che abbiano una qualche dote naturale, bella voce, bell’aspetto, capacità sportive. etc., sono visti dai genitori come un mezzo di riscatto sociale. La possibilità di essere conosciuti, rispettati, favoriti, il successo, pur effimero, di un figlio o figlia si riflette anche sui genitori riscattando per riflesso una vita grigia ed anonima.

Un tempo questo comportamento genitoriale era prerogativa dei padri che vedevano nei loro figli dei novelli Pelè nel gioco del calcio o Federer nel tennis; ora, in particolare per le bambine, il coinvolgimento è maggiore per le madri che spesso, come nel caso in oggetto, traslano sulle figlie i loro sogni irrealizzati: essere famose, ma anche ricche, eleganti, desiderate, sexy, a la page.

E’ chiaro che nessuno vuol vietare a genitori di avere aspettative anche di alto livello per i propri figli, non solo, come sarebbe meglio, nell’ambito educativo e della formazione per il loro futuro, ma anche, avendone le doti, nel campo artistico e sportivo.

Quello che non è tollerabile è il voler forzare queste doti, ad esempio in campo sportivo con aiuti farmacologici, o nel campo artistico creando un personaggio glamour se non peggio, col pericolo reale di essere un invito ai pedofili del Web.

Il link al video di Youtube e ai relativi commenti è: https://twitter.com/i/status/1354737602134495235

 

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Dachau

27 gennaio: Giorno della Memoria 2021

Oggi mercoledì 27 gennaio si celebra il Giorno della memoria, in ricordo dei milioni di esseri umani, ebrei, omosessuali, zingari, prigionieri politici ed altri, uccisi dalla follia nazifascista e dall’iniziale disinteresse di molti paesi.

Ora rigurgiti fascisti e nazisti cercano di uscire dalle fogne dove la storia li aveva relegati, magari nascondendosi sotto le bandiere di populisti, nazionalisti o di suprematisti bianchi, spargendo teorie negazioniste che, purtroppo, sono raccolte dalle menti più fragili.

Spesso anche in Italia si assiste a commemorazioni del fascismo e del suo leader – quello che volle le leggi razziali del 1938 – mentre  partiti parlamentari, ad esempio la Lega e Fratelli d’Italia, pur se non apertamente, nei fatti e in molte dichiarazioni di loro rappresentanti danno una lettura positiva o, quanto meno, non negativa del ventennio fascista.

A loro contigui sono frange che si dichiarano senza vergogna eredi del fascismo, approfittando di una certa connivenza di parti di apparati dello Stato deputati all’ordine pubblico che non li persegue secondo le leggi vigenti, leggi che, indubbiamente, dovrebbero essere riviste in modo che emblemi, citazioni, espressioni proprie del fascismo e del nazismo siano duramente punite.

Come scrisse il grande Partigiano Sandro Pertini :”Con i fascisti non si discute ma li si combatte con ogni mezzo perchè il fascismo è la negazione della libertà“.

Per celebrare il Giorno della Memoria 2017 pubblico alcune foto di un pellegrinaggio con un gruppo di studenti che organizzai nel 1984 all’Istituto Tecnico Statale di Chiavari nel 1984 al campo di concentramento di Dachau, quello che è definito il “padre di tutti i lager nazisti“, dove le SS si “esercitavano” allo sterminio di esseri umani e ai cui cancelli fu posta per la prima volta l’ignobile scritta “Arbeit macht frei“.

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Fabrizio De Andrè

22 anni senza Fabrizio De Andrè

L’ 11 gennaio di 22 anni Fabrizio De Andrè se ne andò. Ricordo ancora quella mattinata del 1999 quando, a scuola, in un momento libero lessi la notizia su un giornale online.

Notizia, almeno per me, giunta come un fulmine a ciel sereno, non sapendo che da tempo Fabrizio stava lottando e, purtroppo, soccombendo al male.

E subito mi riportarono alla mente le sue canzoni più famose, a partire da “Il testamento” che, adolescente e alla metà degli anni ’60 o poco più, sentivo ripetutamente in un juke-box di un bar dell’entroterra genovese.

Una canzone che molti miei coetanei non apprezzavano, forse non capivano, qualche ragazza allora arrossiva al sentire “la rendita di una puttana“, ma che per me era la rappresentazione del mondo di Fabrizio, il mondo degli ultimi, degli esclusi.

A volte con le 100 lire sceglievo tre volte questa canzone, oppure una volta il lato B, la “Ballata del Michè“.

Poi altre canzoni, da “La città vecchia“, a “Bocca di rosa“, “Carlo Martello“, “La ballate del Michè” già citata, passando per la famosissima “Canzone di Marinella“.

Bocca di rosa” fu anche al centro di una invenzione con i miei compagni di classe al Liceo classico Colombo, in quanto la traducemmo in latino, strofa per strofa. Ne ricordo ancora alcune, forse con errori grammaticali: “Via Agri est quendam virgo, labiae rubri coloratae, oculi grandes quam strada, nascuntur flores ubicumque iter facit.” (mi scuso per eventuali errori,ma è passato quasi mezzo secolo…)

Qualche anno dopo ebbi l’occasione di incontrare Fabrizio per una strana coincidenza. Come spesso accadeva in quegli anni, i primi anni ’70, i ragazzi spesso si incontravano alla sera per partite di calcio in piazze della città. Con alcuni amici fui invitato nella zona di Carignano dove d’estate si sfidavano diverse squadre provenienti dai vari quartieri del centro

Una ventina di coetanei e qualche giovane con una manciata di anni di più. Uno di quelli era Fabrizio, forse accompagnava qualcuno, in quanto non ricordo che giocasse, e ma lo osservai costantemente con la sigaretta in bocca, pensoso, quasi estraniato e ricordo di aver detto ad un amico che era esattamente come nella foto di questa copertina.

Negli anni successivi, ne seguii la strada verso il successo, ascoltando non più al juke-box ma su dischi o musicassette tutte le storie raccontate da Fabrizio, senza perderne mai alcuna.

Rimasi turbato quando seppi del rapimento in Sardegna, sentendomi un po’ colpevole, in quanto traggo le mie origini, da parte paterna, proprio da quella zona, Tempio Pausania. Una esperienza lunga, dura e difficile per lui e per Dori Ghezzi, ma dalla quale uscì senza odiare i rapitori e quasi giustificando e provando pietà per quei pastori anch’essi parte del mondo degli ultimi. Dopo 117 giorni, il 21 dicembre 1979, furono rilasciati ed ebbe a dire ” Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai“.

E’ stato grande, forse il più grande autore della seconda metà del ‘900, e il mio più grande rammarico, da ex-docente, è che di lui ve ne è solo piccola traccia nei testi di letteratura del ‘900 e, cosa ancor più grave, quasi sempre non trattato per “mancanza di tempo”.

Ciao Fabrizio.

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Joan Baez

Joan Baez compie 80 anni

La grande cantautrice americana Joan Baez compie oggi 80 anni. Auguri ad una delle voci più significative della musica folk e pop internazionale, ma soprattutto ad una strenua combattente contro le ingiustizie del mondo. Dalle battaglie politiche contro l’intervento USA in Indocina, a quelle contro la segregazione e la discriminazione razziale, contro la pena di morte,  e, in tempi recenti,  oggi alla contestazione civile contro il peggiore e più pericoloso presidente degli USA, Donald Trump.

Di lei si ricordano canzoni straordinarie, sia come autrice che come interprete: “Where Have All the Flowers Gone ?”, “Farewell Angelina”, We Shall Overcome”, “Here’s to You” -dedicata agli anarchici italiani Sacco e Vanzetti e musicato da Ennio Morricone-, Where Are You Now, My Son ?”, “Gracias alla Vida” di Violeta Parra, fino alla stupenda interpretazione con Bob Dylan della sua “Blowin’ in the Wind“, una delle più grandi canzoni del ‘900.

E non dimentichiamo il suo amore per l’Italia e la musica italiana, con diverse esibizioni con artisti del nostro paese, come Francesco De Gergori, Vinicio Capossela, a esibizioni in supporto di Emergency, a diversi concerti che hanno sempre avuto il tutto esaurito. Ed anche interpretazioni di brani italiani come “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè, “La donna cannone” di Francesco De Gregori, “Un ora d’amore” e “C’era una ragazzo che come me amava i Beatles ed i Rolling Stones” di Gianni Morandi.

Ricordo, come fosse ieri, di aver assistito a due concerti di Joan, il primo nella primavera del 1984 al Palasport (ricordo una pessima acustica) ed il secondo al Teatro Margherita di Genova nell’estate del 1986, dove oltre la scaletta, continuò a proporre dei bis anche improvvisando senza accompagnamento musicale.

Auguri Joan di continuare ancora a lungo la tua carriera e di essere sempre un punto di riferimento per chi crede nella democrazia e nella pace.

 

Joan Baez a Genova
Joan Baez a Genova -1986

 

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Alunni ingresso scuola

Si ritorna in classe (anzi no)

Oggi 7 gennaio 2021, dopo mesi di didattica a distanza per le scuole secondarie di II grado, gli alunni, pur per il 50% delle ore di lezione, avrebbero dovuto fare ritorno in aula per le lezioni in presenza. Così da giorni prometteva il Ministro dell’Istruzione Azzolina, così auspicava il mondo della scuola, molti studenti, genitori, sociologi, psicologi.

Ma non se ne è fatto nulla. Sembrava tutto a posto, previsto incremento dei mezzi di trasporto, orari scolastici rimodellati per consentire scaglionamenti nelle entrate e nelle uscite, quando ecco che la maggior parte dei Presidente di Regione si è defilata, consigliando un rinvio almeno alla settimana prossima, forse anche dopo, anche, come in un paio di casi, a fine mese.

Questo per timore che il rientro a scuola possa favorire la circolazione del virus Sars-Cov-2 e il conseguente aumento di casi positivi. Ovviamente non si tratta di una precauzione per salvaguardare gli alunni, visto che gli studi epidemiologici hanno accertato che la scuola non è ambiente che favorisce il contagio e gli adolescenti sono meno sensibili al contagio, ma il timore che l’aumento di studenti nei mezzi di trasporto renda meno disponibili posti per chi si reca a lavorare o a fare acquisti.

Per carità, la motivazione potrebbe anche avere una sua logica, ma è chiaro che ancora una volta l’Istruzione è messa in secondo piano rispetto l’economia.

Spero di sbagliarmi, ma ho paura che di rinvio in rinvio, di aumento o diminuzione dei contagi, si arriverà alla primavera,  piano piano a giugno. Tanto i promossi saranno il 100% o poco meno, nessuno si lamenterà.

Poi se gli studenti avranno svolto solo una parte dei programmi, se ad esempio un diplomato geometra non avrà mai visto e toccato un livello o una stazione totale, se un diplomato perito chimico non avrà mai fatto una analisi quantitativa o una spettrometria, o un perito agrario non avrà potuto vedere la differenza tra un tubero ed una radice, beh poco male.

 

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