Pista ciclabile

Ci sono ciclisti a Genova ?

Una domenica pomeriggio a Genova per vedere quanti ciclisti si incontrano partendo da Circonvallazione a Monte e arrivando ai Parchi di Nervi, in entrambi i sensi di marcia, ove possibile

In particolare ho voluto osservare quanti utilizzino le piste ciclabili delle zone di Foce ed Albaro in un giorno festivo ed in un’ora in cui dovrebbe esserci traffico di ogni tipo.

Quelle dell’asse della Val Bisagno le conosco, passando da quelle parti quasi tutti i giorni, e le vedo desolatamente vuote.

Come è noto l’idea delle piste ciclabili è dell’attuale sindaco di Genova Bucci, il quale ha inteso così acquisire la benevolenza, e forse i voti, di uno sparuto numero di ciclisti. E non parlo di quelli che praticano il bellissimo sport del ciclismo, atleti che non si sognerebbero mai di passare per delle piste verniciate con vernice scivolosa (detto da molti di loro), ma di quelli che vorrebbero utilizzare la bicicletta come mezzo di trasporto urbano. Esattamente come accade in molte città italiane, Ferrara, Reggio Emilia, o nel mondo, come Amsterdam, Copenaghen. Ma la differenza è che Genova è una città fatta di saliscendi, constrade spesso strette, marciapiedi a volte inesistenti. In più la maggior parte delle zone residenziali sono in collina, per cui risulta molto difficile risalire al termine della giornata.

Certo, ora esistono le biciclette elettriche, ma sono in numero esiguo rispetto, ad esempio, i motocicli e gli scooter che a Genova sono circa 150.000 e sono il mezzo di trasporto più utilizzato specie nel centro città.

Sorge spontanea una domanda: “perchè rubare spazio al trasporto pubblico e privato e a quello su due ruote (con motore) per agevolare quello di pochissimi ciclisti ? Ne è un esempio lampante Corso Italia, dove da due corsie per senso di marcia con la apertura di una larga pista ciclabile, ora si assiste a perenni code di auto, moto, autobus, etc. E l’ineffabile sindaco (spero per più poco) ha pure partorito l’insana idea di mettere il limite a 30 km/h. Chiunque conosca appena Corso Italia sa benissimo che nessuno rispetta il limite, anzi se qualcuno tendesse rallentare si troverebbe coperto da insulti di chi è dietro, in quanto non è possibile sorpassare.

Comunque per curiosità ho provato a vedere quanti ciclisti incontravo nel tragitto da Piazza Manin a Capolungo, passando per le strade a mare. Una giornata non bella ma calda, molta gente con moto ed auto in giro ma di ciclisti in giro ben pochi. Il primo l’ho incontrato in Corso Marconi, tre, un padre e due bambini in Corso Italia lato mare, poi in Via Cavallotti un ciclista sportivo, e di seguito altri 10 tutti nel senso di marcia levante-centro. In totale 15 ciclisti e nemmeno tracce di biciclette nei vari posteggi incontrati.

Ovviamente le moto e le auto erano molte di più, sia in circolazione che in parcheggio.

Ribadisco il concetto: Genova non è una città di ciclisti. Il servizio pubblico, specie nelle zone collinari è carente, e l’unico mezzo di trasporto urbano per chi si deve recare in centro è quello a due ruote, con motore sia termico che elettrico.

Pertanto avrebbe molto più senso aumentare i parcheggi per moto, favorire la mobilità permettendo di usare alcuni tratti di strisce gialle, levando gli inutili limiti di velocità a 30 km/h tranne che per strade del centro ad alta frequentazione di pedoni.

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