The Beatles, White Album

50 anni del “White Album”

Cinquant’anni fa, il 22 novembre 1968, usciva un doppio album dei Beatles senza alcun titolo. In seguito, per il colore della copertina tutta bianca con solo il nome del gruppo, fu chiamato “The White Album”.

The White Album è uno dei dischi più famosi dei Fab Four, il terz’ultimo della loro purtroppo breve carriera, che ha percorso tutti gli anni ’60, e contiene, nei due dischi, 30 tracce. Un mix di pezzi abbastanza slegati uno dall’altro che rifletteva i nascenti disagi tra i quattro componenti. Più che un disco corale, come lo furono i precedenti, è un insieme delle tre anime “pensanti” del gruppo, John, Paul e George, ai quali non mancava, per tutti, il contributo equamente diviso di Ringo.

Il disco non è certo all’altezza dei migliori, ad esempio di Sgt. Pepper’s dell’anno precedente (ma lì siamo all’apice della musica dei Fab Four), ma è pur sempre un esempio di alta espressione musicale.

Cesare Pavese

Cesare Pavese: 68 anni dalla morte

Il 27 agosto del 1950 in una stanza dell’hotel Roma di Torino la depressione che da tempo lo perseguitava poneva fine con il suicidio all’esistenza di Cesare Pavese.

Pavese è unanimemente considerato uno dei maggiori autori della prima metà del ‘900, sia come scrittore di romanzi e novelle, sia come poeta sia come traduttore dall’inglese.

Avendo avuto la fortuna di aver avuto per due anni come docente di Italiano al Liceo Colombo di Genova Angelo Marchese, critico letterario strutturalista, dallo stesso ebbi l’input a leggere un’opera di Pavese. Scherzando mi disse: “Compra Paesi tuoi, perché è il romanzo più breve…”

Così feci e iniziai a leggerlo restando subito colpito sia dal dualismo tra città e campagna, con richiami al Naturalismo, sia a quello dei principali personaggi Talino, il contadino, e Berto, il meccanico di città. Essi si conoscono in carcere e, scontata la pena, Talino convince Berto a seguirlo al suo paese natale, Monticello d’Alba, per occuparsi come meccanico delle macchine agricole.

Berto accetta e si trasferisce nella cascina della famiglia di Talino, conoscendo i vari membri, a partire dal padre-padrone Vinverra, la madre, le sorelle. Là Berto mette gioco le sue capacità di meccanico, e inizia a corteggiare, ricambiato, la sorella più giovane di Talino, Gisella. La ragazza era stata violentata dal fratello e quando lo stesso si accorge della relazione con Berto cambia il suo atteggiamento con l’amico fino a che la gelosia esplode. Talino, vedendo la sorella in atteggiamento affettuoso nei confronti di Berto la trafigge con un forcone lasciandola agonizzante. Vinverra, il padre-padrone, non solo non soccorre la figlia ma impone a tutti di proseguire il lavoro fino alla morte della ragazza.

Talino viene così arrestato e Berto ritorna in città.

Ricordo che Angelo Marchese mi interrogò sul romanzo, pur non facendo l’autore ed il periodo parte del programma di II liceo classico, ma più che un’interrogazione fu una tranquilla conversazione.

Da quel momento, complice anche un abbonamento rateale che avevo con Einaudi, comprai tutta l’opera di Pavese, che ancora possiedo, oltre alla bellissima biografia di Pavese scritta da Davide Lajolo.

Purtroppo in III liceo, anno della maturità, non ebbi, ahimè, Angelo Marchese come docente, ma l’interesse e la passione per Pavese mi restò, tanto che decisi di portare proprio “Paesi tuoi” per il colloquio di Italiano, anche se ciò non era previsto. Al colloquio il commissario di Italiano –allora erano tutti esterni tranne il membro interno- mi chiese se c’era un autore del ‘900 che mi fosse piaciuto. Risposi “Cesare Pavese” e lui mi disse: “Lo conosco pochissimo, e poi non è nel programma…” E mi interrogò su Pascoli.

Paesi Tuoi

Villa Piaggio

Villa Piaggio a Genova: un esempio di degrado urbano

Villa Piaggio è una dimora storica nel quartiere di Castelletto di Genova, risalente al XV secolo nella parte principale, con rifacimenti nel XIX secolo. La villa ospita attualmente alcuni uffici della Polizia Locale, l’Istituto Internazionale delle comunicazioni ed alcune associazioni. Il tutto in un degrado allucinante: intonaci sgretolati, infissi pericolanti e quant’altro. Da quanto mi risulta il Comune avrebbe intenzione di affidare in concessione i manufatti, anche se non è chiaro se tale concessione sia soggetta ad un uso civico, fruibile, quindi, dai cittadini della zona. Leggi tutto… “Villa Piaggio a Genova: un esempio di degrado urbano”

C’era una volta la sinistra…..

C’era una volta la sinistra in Europa ed in Italia. Parlo di quella sinistra europeista, occidentale che fin dal 1956, dalla rivolta di Budapest, ed ancor più dal 1968 con i carri armati a Praga, aveva intuito che il modello sovietico nulla aveva a che vedere col socialismo democratico.

Era la sinistra europea di Olof Palme, di Willy Brandt, di Helmut Schmidt, di François Mitterand, Harold Wilson. Ed in Italia la sinistra socialista di Pertini, Nenni, De Martino, Lombardi e quella comunista di Berlinguer, Amendola, Natta, Iotti.

Gli schieramenti erano chiari: la sinistra, socialista, socialdemocratica e comunista schierata a favore degli interessi delle classi lavoratrici, ovviamente con alcuni distinguo, il centro democristiano per una politica fortemente influenzata dalla Chiesa per gli aspetti sociali, dalla Confindustria per quelli economici e dagli USA per quelli più politici, ed una destra poco significativa, quasi sempre legata al carro democristiano. Solo una scarsa presenza di neofascisti inquinava il Parlamento.

Poi venne la fine della Prima Repubblica, i socialisti sparirono o quasi dietro alle monetine lanciate contro Craxi, i democristiani divennero Popolari, i comunisti Democratici di Sinistra, i partitini… sparirono o quasi.

E in quel marasma trovo spazio un personaggio a cui solo gli italiani poterono dare credito: Berlusconi.

E la sinistra, invece di mantenersi unita nel difendere gli interessi dei lavoratori, incominciò a praticare il gioco del masochismo. Due anni dopo la vittoria della coalizione dell’Ulivo il  primo governo Prodi nel 1998 ad opera di Rifondazione comunista di Bertinotti, riconsegnando l’Italia alla coalizione tra Berlusconi e i neofascisti.

A questo seguirono i governi di D’Alema, il secondo governo Prodi, anch’esso trombato, il ritorno di Berlusconi nel 2008, e la nascita del Partito democratico.

Quest’ultimo fatto mise sotto lo stesso tetto sia ex-comunisti che ex-democristiani, ovvero coloro che fino a 20 anni fa erano agli antipodi.

E’ ovvio che tale ibrido innaturale portò al distaccarsi dalla politica di tutti quegli attivisti che erano stati il cuore pulsante della sinistra. Regioni come l’Emilia Romagna, l’Umbria, le Marche, la Toscana, la Liguria, iniziarono a perdere il colore rosso. E così in città come Genova, Milano, Torino, Bologna, Parma, in località come Sampierdarena, Sestri Ponente, Sesto San Giovanni, Nichelino, il PD perdeva il rapporto con i suoi elettori che era basato sulla presenza nel territorio per comprendere i bisogni dello stesso.

Ed emersero allora personaggi che con la sinistra nulla avevano a che fare: ex democristiani come Renzi, Gentiloni, Franceschini, Fioroni riuscirono a prendere le leve del potere, complice anche l’indolenza o la sufficienza di ex-comunisti come Bersani, Ernani, Civati, Cuperlo spostando al centro le politiche del partito.

Ne sono derivati leggi come il Job Act, che ha ridotto i diritti dei lavoratori, l’attenzione più agli industriali che ai lavoratori, quella alle banche in fallimento, fino alla cosiddetta “Buona scuola” che di buono non ha proprio nulla.

A volte mi chiedo se Renzi ed i suoi sodali siano degli agenti infiltrati per distruggere un partito che, per definizione della sua origine, avrebbe dovuto rappresentare le istanze dei ceti più deboli, aumentando e non diminuendo i diritti dei lavoratori, favorendo e non sfavorendo lo stato sociale.

Magari così non è del tutto così, probabilmente è stata solo l’incapacità di Renzi e del suo “Giglio magico” a portare il PD prima alla rottura con la sinistra, poi ad ottenere meno del 18% di voti.

Incapacità a comprendere le necessità di chi abita nelle periferie, di chi non capisce perché lo stato sociale, ad esempio le prestazioni sanitarie, non migliorino se non peggiorino, quando si spendono milioni di Euro nelle attività militari in paesi sperduti, o nell’accoglienza indiscriminata di tutti coloro che arrivano nelle nostre coste, perché l’Italia debba essere il terzo contribuente per l’Unione europea e gli altri Stati per lo più non accettano la distribuzione dei profughi.

Queste necessità sono state fatte proprie dai partiti e movimenti populisti che ora, Lega e M5S, fanno in totale il 50% dei voti, voti presi per lo più nei quartieri popolari, la Lega al nord, il M5S al sud.

A questo punto la sinistra ha un solo obbligo: quello di mettere da parte i rancori personali, le divisioni basate sul nulla, il provare il piacere nel martellarsi le gonadi e ricostruirsi. Per questo deve emergere una figura di alto spessore, e non sarà facile trovarla, ma soprattutto se ne devono andare coloro che nulla hanno a che vedere con gli ideali della sinistra democratica.