Sandro Pertini

Buon compleanno Sandro Pertini

Il 25 settembre 1896 nasceva a Stella San Giovanni Sandro Pertini, una delle più luminose figure del ‘900: combattente nella I guerra mondiale, antifascista, autorevole membro della Resistenza, Presidente della Camera dei Deputati e Presidente della Repubblica.

Un uomo che definire un gigante è riduttivo, soprattutto se paragonato ai politici attuali.

Rimane viva in me la campagna per le elezioni politiche del 1972 e l’onore di averlo potuto conoscere.

Sicuramente attuale questa sua frase:

“Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica. Sembra assurdo quello che dico, ma è così: il fascismo a mio avviso è l’antitesi delle fedi politiche, il fascismo è in contrasto con le vere fedi politiche. Non si può parlare di fede politica parlando del fascismo, perché il fascismo opprimeva tutti coloro che non la pensavano come lui.”

Quindi con i fascisti, e con chi ne condivida in parte o in tutto l’ideologia, non deve esistere alcun dialogo; essi non possono essere minimamente considerati parte di uno stato democratico, ma solo nemici da combattere senza esclusione di colpi per eliminarli definitivamente dalla faccia della Terra.

Condividi questo:

Quando la laicità è un optional

Il Ministro per la Salute Speranza ha nominato Presidente della “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana” l’Arcivescovo Vincenzo Paglia, prelato importante della Curia vaticana e “Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia”, e “Presidente della Pontificia Accademia per la vita”.

Un governo democratico che deve avere nella laicità dello stato uno dei valori fondamentali arriva dove nemmeno i governi di destra degli ultimi 30 anni erano mai giunti.

La commissione in oggetto già dalla sua denominazione chiarisce che dai suoi lavori dovrà uscire un progetto di riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria degli anziani. Un’attività dove la Chiesa Cattolica si è sempre insinuata, sia direttamente con l’apertura di case di riposo gestite in proprio, sia affidando le strutture in suo possesso, ad esempio conventi dismessi, a società esterne.

Già da questo si evidenzia un conflitto di interessi ma quello ancor più evidente è che la presenza di un prelato alla presidenza della commissione, anche se si spera bilanciato da esperti laici, possa pesare nella definizione delle modalità per cui un  anziano possa disporre del proprio fine vita, argomento che per i cattolici è da sempre un tabù.

Davvero, non capisco i motivi per cui il ministro Speranza abbia fatto questa scelta.

Condividi questo:
Kostas Georgakis

50 anni dal sacrificio di Kostas Georgakis

La notte del 19 settembre 1970 in piazza Matteotti a Genova, verso le ore 3 alcuni netturbini videro un lampo e delle fiamme levarsi dalla scalinata del Palazzo Ducale. Si avvicinarono e videro la sagoma di un uomo bruciare e delle grida che dicevano: “Viva la Grecia libera”, “Morte ai tiranni”, “L’ho fatto per la mia Grecia”. Il giovane fu soccorso e portato in ospedale, ma le gravi ustioni lo condussero velocemente alla morte.

Kostas Georgakis era uno studente ventiduenne di Corfù, iscritto e frequentante la facoltà di Geologia dell’Università di Genova. Come è noto in quel momento in Grecia al potere, a seguito di un colpo di stato, vi erano i “Colonnelli”, che avevano instaurato una sanguinaria dittatura. Kostas, come molti altri studenti greci a Genova era oppositore della dittatura, iscritto anche all’Unione di Centro.

Il clima in quei giorni non era certo sicuro per questi studenti in quanto al consolato greco di Genova erano stati inviati dal regime agenti speciali col compito di raccogliere informazioni sulle attività degli oppositori.

Molti di questi erano spesso ospiti per le loro riunioni di sezioni del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista Italiano.

Alloar ero iscritto alla Federazione Giovanile Socialista (FGSI) ed ebbi modo di conoscere uno degli esponenti di spicco degli studenti greci, Iannis Zisssimos. Spesso lo accompagnavo con la moto a riunioni e in una di quelle ebbi modo di conoscere Kostas. Ricordo perfettamente che l’impressione che ebbi fu quella di trovarmi di fronte ad un giovane molto preoccupato per la situazione e nel suo viso era evidente una patina di tristezza.

Infatti si venne a sapere che Kostas temeva per la sua famiglia, la quale aveva già subito delle minacce da parte della polizia dei colonnelli, tanto che fu loro vietato di inviare al giovane soldi per il suo mantenimento.

E’ chiaro che il sacrificio di Kostas fu dettato sia dalla paura che la sua famiglia potesse subire guai peggiori, oltre a quello di far sapere al mondo che vi era chi combatteva anche da lontano la dittatura.

Ricordo benissimo il funerale, la manifestazione che seguì, e le lacrime dei suoi compagni di studio. Ricordo ancora ora cosa mi disse Iannis Zissimos: “Non abbiamo capito quanto soffrisse e quanto fosse il suo amore per la Patria”

Kostas lasciò ad un amico una lettera in cui scrisse” Sono sicuro che presto o tardi i popoli europei capiranno che un regime fascista come quello greco basato sui carri armati non rappresenta solo un’offesa alla loro dignità di uomini liberi ma anche una continua minaccia per l’Europa…. Non voglio che questa mia azione venga considerata eroica poichè è niente altro che una situazione di mancata scelta. D’altra parte risveglierà forse alcune persone alle quali farà vedere in che tempi viviamo.

In Piazza Matteotti c’è una lapide in ricordo del sacrificio di Kostas Georgakis, purtroppo scolorita dal tempo e sarebbe il caso che il Comune di Genova si facesse carico del restauro.

Kostas Georgakis

Condividi questo:

Il Dress Code a scuola

Nella mia carriera ultra-quarantennale a scuola ho sempre creduto che fosse necessario adeguarsi ad un “Dress Code“. Ovviamente non una imposizione a vestire una specie di uniforme, come nei college anglosassoni, ma solo un limite di decenza e di buon gusto entro il quale ciascuno, docente o studente, possa collocarsi.

Personalmente, specie negli ultimo 15/20 anni di lavoro, ho quasi sempre indossato una giacca, camicia e cravatta, raramente un maglione o una t-shirt nei periodi caldi. Non tanto per una scelta di presunta eleganza, ma anche per comodità in quanto la giacca ha tasche entro le quali mettere oggetti, fazzoletto, chiavi, etc.

Ciò non dimeno ho sempre ritenuto che l’istituzione scolastica dovesse essere considerata  non alla stregua di una discoteca, piuttosto che di uno stabilimento balneare, per cui non ho mai apprezzato chi, nei giorni finali dell’anno scolastico, si presentava  a scuola se maschio con pantaloncini, bermuda e infradito, se femmina con magliette che  ricordavano una brassiere lasciando pancia scoperta.

Nella dozzina di volte in cui ho esercitato la funzione di presidente di commissione per l’esame di Stato, ho raccomandato ai membri interni di chiedere ai candidati di presentarsi alle prove con un abbigliamento consono in quanto in quel momento sia io che il resto della commissione rappresentavamo lo Stato. E devo dire che tale raccomandazione è stata al 99% recepita.

Faccio questa lunga e noiosa premessa in quanto è di questi giorni la notizia che il Collaboratore (o collaboratrice) del Dirigente scolastico del Liceo Classico Socrate di Roma ha raccomandato alle alunne di non indossare la minigonna, in quanto, in assenza dei banchi monoposto non ancora consegnati, le gambe delle alunne avrebbero potuto essere oggetto di sguardi inopportuni da parte dei docenti, si pensa maschi.

Ovvia e condivisibile la simpatica protesta delle alunne che si sono presentate a scuola in minigonna o con pantaloncini, dichiarando la loro libertà di abbigliarsi a loro piacimento.

Sull’uso di minigonne, pantaloni stracciati, pantaloncini, brassiere, vale il discorso in premessa: a mio avviso bisognerebbe predisporre un “Dress Code” che tenga conto della libertà di abbigliamento, però nei limiti di decenza e buon gusto.

Ma la cosa che trovo deprecabile è l’affermazione del Collaboratore/Collaboratrice del DS per cui i docenti maschi potrebbero essere distolti al proprio lavoro cadendo il loro occhio sulle gambe delle studentesse. Affermazione grave per la quale spero che il DS, il Collegio dei docenti intervengano e che chi ha fatto questo invito sia rimosso immediatamente dal suo incarico.

Certo nella mia esperienza scolastica mi è anche capitato di commentare con qualche collega maschio la particolare avvenenza di una collega, magari anche di qualche studentessa degli ultimi anni, ma non mi è mai capitato di vedere o avere notizia di qualche docente che in cattedra si sia permesso di sbirciare o “far cadere l’occhio” sulle gambe più o meno esposte di alunne.

Alle alunne del Socrate vorrei dire che la loro libertà di abbigliamento non deve essere messa in discussione, così come deve essere combattuta con forza la teoria per cui lo stalking o, peggio, di violenze verbali o fisiche ad una donna siano in qualche modo correlate e causate dal suo apparire.

Ma anche che questa libertà non può non tener conto del luogo e delle circostanze e, soprattutto, del buon gusto.

Condividi questo:

Alunni in ginocchio

Sull’edizione ligure online di La Repubblica, spicca oggi pomeriggio la notizia che in una scuola primaria del quartiere di Castelletto (guarda un po’: un quartiere storicamente alto-borghese) in mancanza dei banchi che sarebbero dovuti essere consegnati prima dell’inizio delle lezioni, una/o insegnante ha fatto inginocchiare gli alunni sul pavimento, in modo chè potessero scrivere sulle sedie.

Immediata l’accusa del Presidente della Regione Liguria Toti, rapidamente da qualcuno edotto sui fatti, al Governo di non aver rispettato i tempi di consegna creando un grave danno alle attività scolastiche.

Siamo a 6 giorni dalle elezioni regionali ed è evidente che Toti candidato sollevi questo problema per un mero interesse politico, ma qualche dubbio su come siano andate le cose mi sovviene.

Il primo dubbio è che nella scuola in oggetto, probabilmente il Comprensivo di Castelletto, non siano state predisposte le procedure per lo svolgimento delle attività didattiche e, ovviamente, quelle relative al contrasto alla diffusione del Covid-19. Tali procedure sicuramente non possono contemplare lo stare in ginocchio sul pavimento.

Oppure tali procedure sono state predisposte accuratamente, come spero, ed allora sarebbe interessante sapere per quale motivo l’insegnante in classe ha autorizzato se non invitato gli alunni a disporsi in tal modo.

Ma non è finita. Della situazione è stata fatta una, forse più, fotografie. Da chi ? Dando per scontato che non sia stata la docente, che nessun genitore abbia potuto accedere all’aula, non resta che pensare ad un alunno.

Però gli alunni sembrano di età tra i 7 e i 9 anni, quindi mi è difficile pensare che sia stata un’idea di un ragazzino o di una ragazzina. Piuttosto mi verrebbe da pensare che la scena sia stata un po’ costruita, tanto è vero che i genitori degli alunni in poche ore si sono mobilitati in qualche social per diffondere la notizia.

Vedremo l’evoluzione, vedremo se il Dirigente scolastico dirà qualcosa, se l’alunno/a che abbia scattato la foto sarà sanzionato in base alla normativa vigente che vieta assolutamente le riprese foto e video in classe e, ultima, la docente sia sottoposta a provvedimento disciplinare.

UPDATE: da un quotidiano online genovese arriva la notizia che la foto è stata scattata da una docente che l’ha inviata, immagino attraverso una chat di classe, ai genitori. Lo scopo era quello di mostrare ai genitori lo spirito di adattamento dei loro bambini, di fronte alla mancanza di suppellettili.

Quindi  la docente è stata davvero poco accorta, ignorando le norme che vietano le riprese in classe e non pensando che la foto sarebbe stata divulgata ed avrebbe sollevato, come ha fatto, un vespaio di polemiche contro il Governo. E per questo merita di essere sanzionata.

Oppure, ed io penso sia così, lo ha fatto scientemente con lo scopo di sputtanare il Governo prestando il fianco al candidato Toti a pochi giorni dalle elezioni.

Condividi questo:
Intervallo a scuola

Buon inizio delle lezioni

E’ sempre stato l’augurio che ci si faceva tra colleghi il primo giorno delle lezioni. Chi era un po’ avanti con gli anni lo usava spesso nei confronti dei più giovani, meglio se supplenti, per marcare una certa superiorità, come dire “ancora un anno davanti“.

Ieri ho inviato ad alcuni ex-colleghi lo stesso augurio per email. Alcuni mi hanno ringraziato, un paio mi ha risposto con frasi che potrei riassumere in: “Ci stai prendendo per il culo ?

In effetti riprendere le lezioni dopo un anno travagliato, fatto di Didattica a Distanza (E-Learning, per i più colti), di collegi dei docenti con “Team” o simili, ed avere di fronte lo spettro di una recrudescenza della pandemia e dover convivere con altre persone in ambiente ristretto, magari con il famoso metro di distanza tra le rime buccali, non è una situazione facile da gestire.

Chi ha un minimo di conoscenza della scuola, specie della secondaria superiore, sa benissimo che la distanza interpersonale e l’uso della mascheria non sono possibili in ambiente scolastico. In 44 anni di scuola come docente, ai quali si potrebbero aggiungere i 13 di scuola, e l’università, non ho mai visto in un cambio d’ora gli alunni restare al loro posto, bensì alzarsi, recarsi dal docente uscente per un chiarimento, scambiare qualche parola con un compagno, magari bere un po’ d’acqua dalal sua bottiglietta, aprire la finestra, etc.

E non immagino certo che la mascherina sia rapidamente collocata al giusto posto in quei momenti, così come nelle ricreazioni, all’entrata e all’uscita, nei laboratori, in palestra.

Parliamo dell’intervallo o pausa di socializzazione (escamotage per poter inserire quei minuti nel monte ore e non doverli, altrimenti, recuperare). Le istruzioni ministeriali dicono che l’intervallo deve essere svolto in tempi diversi per classi o gruppi di classe, al fine di prevenire al massimo i contatti tra alunni di classi diverse. Quindi un plesso che abbia, ad esempio, 15 classi poste su due piani dovrebbe far svolgere l’intervallo in sette momenti diversi per un piano, in 8 per l’altro; questo perchè non vi è altro modo di separare alunni di classi diverse che si recheranno nei pochi servizi esistenti, o ai pochi distributori di bevande e merendine. Quindi ci sarebbe da immaginare, ad esempio,  una campanella che suoni 8 volte per indicare l’inizio dei vari intervalli, 8 volte la loro conclusione. In pratica un concerto di campanelle per metà mattinata.

Anche ingressi ed uscite scaglionate creeranno ben pochi problemi, anche perchè così facendo le ore di lezione risulteranno sfalsate per diverse classi. Altro concerto di campanelle.

Infine il problema dell’accertamento della temperatura per gli alunni. Le istruzioni demandano alle famiglie la cosa: i genitori devono misurare la temperatura ai loro figli per accertarsi che sia sotto i fatidici 37.5 °C.

Peccato che molti genitori escono di casa per recarsi al lavoro ben prima dei figli, spesso si tratta di un solo genitore presente, quindi alla fine o lo farà l’alunno, oppure se ne fregherà e andrà a scuola senza misurarsi la temperatura.

Teniamo anche conto che nelle superiori ci sono alunni (meritevoli) che provengono da località non vicine. Quando insegnavo a Chiavari, ho avuto alunni provenienti dall’Appennino Parmense o dall’alta Val d’Aveto, con oltre un’ora e mezza di viaggio in autobus. Più di una volta è capitato che arrivati a scuola dicessero di non sentirsi bene, magari per una banale influenza, ma quando erano partiti non se ne erano accorti.

Poi ad essere malpensanti, potrebbe accadere che qualche genitore di fronte ad una temperatura di 37.7 °C dica al figlio di andare lo stesso “tanto sarà solo un’alterazione” per evitare lo scompiglio della vita famigliare.

Quindi davvero l’augurio da fare ai Docenti, al personale non docente e agli studenti è quello di avere molta fortuna, oltra al consiglio di applicare con costanza le norme di sicurezza.

Concludo con una considerazione: si poteva fare di meglio ? Sicuramente qualcosa si poteva fare, nei 6 mesi in cui il problema è esploso. Si sono acquistati i banchi singoli, ci sarà una dotazione quotidiana di mascherine e DPI per i dipendenti, si sono aperti alcuni spazi nelle scuole, ma non si è pensato di recuperare spazi alternativi in modo da ridurre il numero di alunni nei plessi esistenti. Possono andare bene le biblioteche, i musei, qualche teatro, ma sarebbe stato più utile recuperare spazi non provvisori, magari partendo da caserme dismesse, depositi, fabbricati industriali dismessi, o anche utilizzando prefabbricati che potrebbero in futuro essere riutilizzati in caso di calamità naturali.

E poi superare una volta per tutte il “Digital Divide“, in modo che tutte le località e le abitazioni siano raggiunti dalla banda larga, sia cablata o Wifi, in modo che parte della didattica sia svolta in modalità a distanza, con opportuna formazione sia dei Docenti che degli studenti, ai quali dovrebbe anche essere garantito l’uso in comodato di notebook, tablet, router, e quanto sia necessario per accedere a Internet.

E di conseguenza assumere Docenti ed ATA per consentire di sdoppiare le classi in gruppi di non più di 10/12 alunni, creando quelle “bolle sanitarie” che potrebbero confinare eventuali infezioni.

 

Condividi questo:

Dachau 1984:il viaggio, il freddo, la memoria

A 36 anni dall’effettuazione del primo viaggio all’estero per l’Istituto Tecnico Statale “In memoria dei morti per la patria” di Chiavari, riporto un articolo già pubblicato nel sito Web dell’Istituto, sperando che gli alunni di allora, ormai adulti di (quasi) mezza età, possano ricordarselo e tenere a mente le atrocità commesse dai nazi-fascisti, affinchè non si abbiano  a ripetere.  Parimenti un ricordo dei colleghi che allora collaborarono e parteciparono all’iniziativa e a quella successiva del 1985.

Nell’ormai lontano anno scolastico 1983-1984 fu nominato Preside dell’Istituto il prof. Silvano Tagliaferri. Il prof. Tagliaferri restò solo due anni a capo dell’Istituto, prima di ritornare nella sua zona d’origine, il Parmense, ove tutt’ora è Dirigente scolastico all’Istituto tecnico statale per geometri Rondani di Parma, ma in quei due anni diede un notevole impulso al rinnovamento dell’Istituto.

In quest’ottica fu possibile organizzare il primo viaggio d’istruzione all’estero. Il viaggio fu organizzato dallo scrivente e dal prof. Sergio Picchio, allora docente di Costruzioni, ed aveva come meta Monaco di Baviera.

Diversi furono gli obiettivi didattici e culturali del viaggio, partendo da una visita approfondita al Deutsches Museum, uno dei più importanti musei della Scienza e della Tecnica, passando alla visita della Città Olimpica, in particolare per studiare le tensostrutture dello stadio di calcio, per completarsi in un giro della città e dei sui siti culturali più importanti.

Considerando che a pochi chilometri da Monaco si trova Dachau, sede del primo lager nazista, ritenni opportuno proporre una visita a quel sito, al fine di far conoscere direttamente agli alunni esempi di quello che furono gli strumenti utilizzati dai nazisti per perpetrare l’olocausto.

Al viaggio parteciparono oltre agli organizzatori, il Preside Tagliaferri, i prof. Renata Armanino e Carlo Silvestri, una trentina di alunni di diverse classi dei trienni ed alcuni genitori.

Il viaggio si svolse dal 27 al 2 marzo 1984, con un viaggio interminabile in autobus. La partenza avvenne a mezzanotte, in modo da avere un giorno in più di tempo, e prevedeva una sosta ad Innsbruck per il pranzo.

Il periodo scelto, forse un po’ improvvidamente, non era dei migliori in quanto la temperatura era decisamente rigida.

Giunti a destinazione, in un albergo decisamente poco ospitale, dedicammo il primo giorno alla visita al Deutsches Museum e al centro di Monaco, con cena serale in una birreria.

La mattina del 29 febbraio, era anno bisestile, ci recammo con l’autobus a Dachau.  La giornata era decisamente grigia e fredda e avvicinandosi al sito sembrava peggiorare ulteriormente. Lo spirito degli alunni, nel tragitto di andata, era come sempre spensierato, ma appena scesi di fronte al cancello del lager un assoluto mutismo colse i partecipanti.

Ingresso Dachau
Ingresso Dachau, Il motto, tristemente famoso, del lager

Dopo una breve visita al museo che si trova all’ingresso, dove vennero date alcune spiegazioni sulla storia del campo, iniziata il 20 marzo 1933, sul numero di prigionieri che vi passarono, probabilmente più di 200000, dapprima prigionieri politici, comunisti, socialisti, sindacalisti, intellettuali, poi prigionieri provenienti dai paesi invasi dai nazisti, e sul numero approssimato di persone che lì persero la vita, probabilmente più di 40/50000.

Il campo è, in pratica, una enorme distesa chiusa da fossati e filo spinato, con le piazzole dove allora erano poste le baracche, baracche che furono distrutte alla Liberazione e ricostruite solo in pochi esemplari.

Mappa Dachau
Mappa Dachau

Il freddo e la neve, come si vede dalle foto, rappresentavano in modo assolutamente inequivocabile il tormento al quale erano soggetti gli internati, ma il momento più carico di significato e di tensione emotiva fu la visita alla costruzione che ospitava le camere a gas e quella, ancor più terribile, dove era il crematorio.

Ricordo, a distanza di oltre 20 anni, una ragazza di quinta geometri vacillare alla vista delle bocche dei forni, appoggiarsi ad una compagna ed uscire piangendo. La tensione tra tutti era palpabile, materiale.

Dopo aver visitato una baracca, ci dirigemmo al museo ove fu possibile osservare diversi reperti, quali i simboli che differenziavano i vari detenuti, le divise, le cose sottratte ai detenuti, i mezzi di tortura e foto che raffiguravano esperimenti pseudo-scientifici fatti sui detenuti.

!945:Liberazione
1945:Liberazione

Al termine della visita chiesi agli alunni cosa avessero provato, ma dai silenzi e dagli sguardi capii che lo scopo della visita, quello di mostrare gli orrori di un passato allora ancora vicino, l’abiezione che aveva colto molti uomini nei confronti di altri uomini, le responsabilità di chi ancora non voleva ammettere quello che era successo, aveva colto nel segno.

Alcune foto fatte dallo scrivente

Condividi questo: